Stagione 2018/19 al via, il punto sulla rosa

In definitiva, Samp 2018/19.

PORTIERE –  Audero zero esperienza in A, incognita. Il gioco è più veloce, gli attaccanti più forti, i tiri più insidiosi rispetto alla B, un tiro su cui arrivavi facile a parità di angolazione oggi viaggia più veloce, per dire. Rafael è verosimilmente un dodicesimo e dunque da massimo tre partite l’anno. Preghiamo (ed a Rafael, vedendo i social, riesce benissimo).

DIFENSORI – Per quel che riguarda i centrali Colley sembra buono ma arriva dal campionato belga (…), Andersen anche lui da valutare in A. Acquisto Tonelli bene, ma 7 partite giocate in due anni. Terzini sulla sinistra Murru e Tavares vedremo, a destra Beresznski ok, Sala non è un terzino in una difesa a quattro. Credo comunque non potranno fare peggio di anno scorso (60 gol subiti).

CENTROCAMPISTI – Uno come Torreira nella Samp passa una volta ogni 20 anni, impossibile sostituirlo, ma si poteva fare meglio di Ekdal? Boh. Jankto ottimo puntello alle mezzali. Direi reparto coperto e di qualità con Praet, Linetty, Barreto e Vieria, va bene così.

TREQUARTISTA – Merita capitolo a parte per il modulo del ‘Maestro’ . A me Saponara non piace, così come Ramirez e come non mi piaceva Alvarez. È un problema mio, evidentemente.

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Brevemente su Giampaolo

Il suo CV parlava da solo, ed avevo molti dubbi sulla sua firma. Anche il modulo, il 4-3-1-2, non lo trovavo idoneo ad una squadra di livello Samp, lascia le fasce scoperte in difesa e non le sfrutta in attacco, ed il trequartista è un ruolo troppo delicato per i giocatori che ti puoi verosimilmente permettere. Idem sul telebanesimo tattico, la difesa altissima indipendentemente dai suoi interpreti, sull’ossessione di voler giocare contro tutti allo stesso modo, che può essere un vantaggio (una volta assimilato il modulo), ma anche uno svantaggio (adeguamenti degli avversari), cosa che neanche Zidane al Real credo possa permettersi.

La scorsa stagione il Doria ha chiuso all’undicesimo posto avendo l’ottavo monte ingaggi della Serie A. La classifica del monte ingaggi spesso rispecchia quella reale, in maniera quasi fisiologica, salvo quando qualcuno sovraperforma (Atalanta) o una ‘grande’ sbaglia la stagione (Inter e Milan). Certo, possono sbagliarsi delle firme (Dodo’), ma mediamente vale un po’ per tutti. Chiudendo all’undicesimo posto, Giampaolo ha fatto al massimo il suo dovere, al minimo ha pure sottoperformato non centrando la parte sinistra della classifica. L’inizio dello scorso campionato, ricordo, fu tragico dopo le prime tre giornate, e soltanto il gol del pareggio di Bruno Fernandes al 94mo in Samp-Palermo 1-1 lo salvò dall’ennesimo esonero in carriera. Vinse poi i due derby, e questo, secondo me, fece passare in cavalleria soprattutto tra i tifosi sconfitte disarmanti come quella casalinga con il Crotone neopromosso (1-2), i sette gol presi a Roma dalla Lazio, i cinque casalinghi contro il Napoli. Il mantra fu “hanno tirato i remi in barca, giocatori mercenari”, nessun accenno in negativo al lavoro del mister, alla presunzione di giocare con la linea altissima contro i Felipe Anderson, i Keita, i Mertens e gli Insigne.

Quest’anno la situazione è grossomodo la medesima, il monte ingaggi è sempre l’ottavo, c’è una ‘grande’ che fin qui ha sbagliato la stagione. La Samp oggi è sesta (agganciata dall’Atalanta, ieri, con l’Udinese a due punti dopo un pessimo avvio) ma dal 25 novembre ha vinto una sola volta – contro la SPAL al 91mo con un rigore inventato -, pareggiato un’altra, e perso 5 partite. Un trend abbastanza marcato. Perdere prendendo tre gol dalla squadra, dati alla mano, peggiore d’europa (Benevento) è abbastanza allarmante, ma in linea con la storia di Giampaolo. A De Zerbi, come a Semplici due sabati fa, è bastato mettersi dietro la linea della palla, terzini stretti, centrocampisti centrali piazzati davanti alla difesa, undici dietro la linea della palla ed aspettare che la sterile manovra del Doria si stampasse contro il limite dell’area per ripartire veloce e mettere in difficoltà la linea alta di Giampaolo.

Sul banco degli imputati ci sono oggi Regini e Sala. Ok, sono scarsi, ma sono due soluzioni di ripiego, e allora? In qualunque lavoro al dipendente viene chiesto di massimizzare le risorse a disposizione, perchè non dovrebbe farlo Giampaolo? Non puoi pensare di giocare con loro due come se avessi in campo i titolari (e con i titolari pensare a loro volta che siano Facchetti, Roberto Carlos, Baresi e Costacurta), devi avere un’alternativa tattica, che sia anche soltanto giocare un po’ più accorto, con la linea difensiva più bassa, proprio per coprire i difetti dei tuoi giocatori. Oppure contro le squadre chiuse, come la SPAL, provare un 4-3-3, allargare il campo invece di continuare a sbattere contro gli avversari che ti aspettano al limite dell’area.

Eppure Giampaolo continua ad avere un’aurea quasi da Santone, i termini ‘Maestro di calcio’ si sprecano, e francamente continuo a non capire da cosa sono giustificati. Il bel gioco poi… ma qual è la definizione di bel gioco in una sport che prevede, per vincere, di fare un gol in più dell’avversario?Altrimenti è ginnastica artistica, dove ci sono dei giudici che valutano il gesto tecnico e danno un voto. Ma il calcio direi che è altro. Il fine giustifica i mezzi, semmai. Segnare, poco importa come. Adattarsi all’avversario, puntando ad attaccarne i difetti e nel frattempo mascherare i propri.

E quindi? La Samp è in una posizione di classifica che si può tranquillamente considerare congrua alla qualità della rosa se qualcuna con il monte ingaggi superiore sbaglia la stagione, e Giampaolo sta facendo il suo lavoro senza nessun miracolo di sorta. Poi si può arrivare settimi o decimi, e va bene, ma parlare di traguardi come 40 punti o avere paura di andare in Europa ‘altrimenti l’anno dopo si retrocede di default’, o accontentarsi dei derby vinti è una mentalità avvilente per una società che paga l’ottavo monte ingaggi della categoria.

Serie A/Sampdoria-Spal

Non è che la Samp approcci male le partite, è che le gioca tutte uguali

Non è che la Samp approcci male le partite, è che le gioca tutte uguali dal punto di vista tattico, senza considerare l’avversario che ha davanti. Di conseguenza contro alcune squadre funziona, contro altre no.

Dal 9 aprile 2017: 13 partite, 3 vittorie, 4 pareggi, 6 sconfitte. 13 punti. Media – ovviamente – di un punto a partita.

La stagione scorsa il Doria ha chiuso al decimo posto, avendo l’ottavo monte ingaggi della Serie A. Normalmente la classifica del monte ingaggi rispecchia quella finale, quindi Giampaolo non ha fatto sovraperformare la rosa a disposizione come spesso si legge in giro, ma l’ha fatta performare il giusto. Quest’anno la situazione è la medesima:

Juventus – 164 milioni
Milan – 117
milioni
Roma – 91
milioni
Inter – 82
milioni
Napoli – 81
milioni
Lazio – 62
milioni
Torino – 45
milioni
Sampdoria – 37
milioni
Fiorentina – 35
milioni
Bologna – 29
milioni
Sassuolo – 29
milioni
Atalanta – 27
milioni
Genoa – 26
milioni
Hellas Verona – 22
milioni
Udinese – 21
milioni
SPAL – 21
milioni
Cagliari – 21
milioni
Chievo Verona – 18
milioni
Benevento – 15
milioni
Crotone – 12
milioni

Qualsiasi allenatore è migliore con migliori giocatori a disposizione. L’importante poi è ottimizzarli e non farli sottoperformare.

 

Diciamo no alle vedove di Cassano

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Per mancanza di tempo (e di stimoli verso il calcio italiano in generale) il blog non è più stato aggiornato, ma vista la rescissione contrattuale di Cassano ripropongo un mio pezzo per Calcio in Faccia datato 19 ottobre 2016:

Antonio Cassano non è più un giocatore di calcio da Serie A, e non lo è da qualche anno. Tutto il resto è un problema solo ed esclusivamente creato dal presidente della Sampdoria Massimo Ferrero. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

Quel che fu Fantantonio torna alla Samp all’inizio della stagione 2015-16 quando il Viperetta lo impone a Walter Zenga, dopo che il Doria viene brutalmente eliminato dal Vojovodina al primo turno dei preliminari di Europa League. Zenga fin lì non aveva voluto sentire parlare di Cassano, ma quell’eliminazione lo mette in una posizione di debolezza e deve accettare il nuovo arrivo. Il barese non giocava da almeno nove/dieci mesi, dalla rescissione con il Parma. Si presenta in condizioni fisiche che il Gordo di Madrid era una silhouette. Una buona fetta del pubblico blucerchiato (convinta, insieme a Ferrero, di avere un’ottima squadra che Zenga non è in grado di guidare) va in brodo di giuggiole, dimenticando come finì qualche anno prima.

Breve flashback. Giunge dalla Spagna nel 2007, grazie ad un colpaccio di Marotta (in pratica lo affitta a costo zero) e per il livelli di una squadra come la Samp inizia a disegnare calcio per Mazzarri, perché come spesso gli accade i primi tempi in una nuova squadra sono una bella luna di miele. Arriva poi Gigi Del Neri, con cui ebbe già screzi a Roma, e dopo – guardacaso – un Samp-Bari molto sottotono dà in pratica dei “mangiamerda” ai Doriani con la famosa frase sulla Nutella per qualche fischio di troppo a fine gara. Ci mette pochi mesi a mandare il nuovo mister a quel paese. I tifosi inghiottono, dandogli dunque ragione in maniera implicita, e si schierano con il giocatore, ma il mister lo mette momentaneamente fuori squadra con la scusa ufficiale di qualche problema fisico. I risultati arridono al tecnico friulano, così la tifoseria deve abbassare la cresta. Nella finestra di mercato di gennaio 2010 Marotta lo ha virtualmente ceduto alla Fiorentina, ma lo scomparso Riccardo Garrone, allora Presidente, scavalca il suo direttore sportivo e blocca tutto. Perdonato, Cassano torna e dà comunque una grossa mano per il quarto posto finale.

Marotta se ne va, Del Neri pure, arriva Mimmo Di Carlo la situazione va a sud nel volgere di pochi mesi. Eliminazione al preliminare di Champions League, i primi risultati in campionato sono discreti ma quell’eliminazione brucia, Giampaolo Pazzini se ne vuole andare all’Inter ingolosito dall’ingaggio offerto ed ottiene la cessione a gennaio. Da lì a poco sarà Garrone ad essere insultato pesantemente da Cassano davanti a tutto lo spogliatoio, reo (!) di aver insistito con il giocatore sull’andare a ritirare il premio in una serata in suo onore presso un club blucerchiato (avesse chiesto di farsi 100 giri di campo…). Inevitabile la sua cessione, pagando quasi il Milan per prenderlo, e lui raggiante alla prima conferenza stampa dichiara che, se l’avesse saputo che sarebbe diventato rossonero, avrebbe sparato “a fare in culo” Garrone ben prima. La Samp retrocede tristemente dopo il quarto posto della stagione precedente.

Gli anni passano, e dopo essere stato scaricato da tutte le squadre, manifesta amore eterno per la Samp e dice di ritenere Genova la sua vera casa. Ferrero, da buon conoscitore dei media e della vita (ma profano di calcio) “regala ai tifosi” il barese. In campo è perennemente anticipato e non dà nulla alla causa. Semplicemente, come scrivevamo all’inizio, non è più un giocatore da Serie A. “Eh ma farlo giocare solo da fermo, ti manda in porta” si sente nei dintorni di Marassi, e non solo. Peccato che la palla non riesca più a farsela arrivare. Tra Zenga e Montella non incide, spesso è in panchina, e non è il suo mestiere entrare a gara in corso, perché può farlo tre volte, poi alla quarta litigherà con il mister perché vuole partire dall’inizio. Non stiamo inventando, è la sua carriera a dirlo.

Dopo il disastroso derby del ritorno nell’ultima stagione è il braccio destro di Ferrero, Romei, a finire sparato sempre a quel paese. Finisce ancora fuori rosa, la Samp è di nuovo disposta a pagare per toglierselo dai piedi, ma lui rifiuta la rescissione (onerosa) e vuole essere reintegrato. Si allena a parte, chiede di essere riaggregato alla squadra almeno due giorni a settimana. Ferrero dice no, ma i tifosi – visti i risultati della squadra – iniziano a “mugugnare”(termine genovese che sta per brontolare, ndr), ammesso che abbiano mai smesso di considerare Cassano un giocatore che fa ancora la differenza. A scanso di equivoci, Cassano non potrà essere schierato in campo prima della riapertura delle liste dei 25 giocatori depositata in Lega, a Gennaio 2017.

E quindi? Chi è causa del suo mal pianga se stesso, dicevamo all’inizio, ed a Ferrero ben gli sta dopo averlo imposto a Zenga. Ed anche ad una parte di tifoseria, quella che ha sempre sostenuto Cassano a dispetto dei Santi. Basta Cassano. Guardate avanti.

11G: Samp-Inter 1-0

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Una buona, a tratti ottima Samp vince una partita che è una vera e propria boccata d’ossigeno per la classifica contro un’Inter che sotto il piano del gioco e della volontà è una delle peggiori squadre che abbiamo visto fin qui. Non a caso il Doria chiude la gara senza subìre gol: non gli succedeva da Empoli, ad agosto, contro i toscani che ad oggi hanno il peggior attacco della Serie A.

Si inizia in classico stile blucerchiato, con i primi 20-30 minuti fatto di pressing alto, linee compatte e possesso palla. E’ però la presenza di Bruno Fernandes al posto di Alvarez a fare sì che la manovra sia incisiva e non sterile, come già successo nel derby quando l’ex-Udinese ha giocato la sua prima gara da titolare. Grazie alle imbucate del portoghese (ed all’Inter che lascia palla scoperta consentendogli di puntare l’area di rigore) Muriel e Quagliarella hanno già prima del vantaggio un paio di ghiottissime occasioni che falliscono miseramente. Il primo calcia fuori di sinistro praticamente a tu per tu con il portiere quando metà stadio era già pronto ad esplodere per esultare, il secondo che ormai manca di brillantezza atletica si fa rimontare dai difensori.

Il gol è per una volta la logica conseguenza di quello che il campo ha espresso, bravo stavolta Quagliarella a girare alle spalle di Handanovic il tocco di Linetty servito dal solito Fernandes. La reazione degli ospiti? Un tiro velleitario di Candreva da 20-25 metri, disinnescato in angolo da Puggioni senza patemi.

Nel secondo tempo i blucerchiati lasciano tranquillamente il pallino del gioco ai nerazzurri, che producono davvero poco se non qualche azione di confusione soprattutto nel finale quando con un rimpallo fortunoso colpiscono la traversa che per la Samp sarebbe davvero stata una beffa ma che ancora una volta avrebbe messo a nudo il limite di non capitalizzare le occasioni avute. Tanti infatti i contropiedi sprecati nella ripresa, o per errori concettuali nell’ultimo passaggio come un tocco di Muriel in profondità per un Quagliarella stanchissimo, o sempre il colombiano che sbaglia il lato dell’ultimo dribbling, o ancora Budimir che calcia debolmente su Handanovic in uscita.

La Samp smette la partenza dell’azione dai difensori ed è spesso Puggioni a cercare il lancio lungo, cosa impensabile fino a due o tre giornate fa:

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Gli attacchi si sono concentrati soprattutto sul sul centro-destra, grazie anche alla prova monumentale di Barreto, ovunque per coprire le avanzate di Sala o lo svariare a tutto campo di Fernandes. Sempre ottimi anche i suoi compagni di reparto Torreira e Linetty, con un’altra gara totale, ormai delle certezze.

L’Inter prova ad attaccare con Eder e Candreva, soprattutto con quest’ultimo dal lato di Regini, ma il nostro capitano finisce la gara senza essere stato messo davvero in difficoltà dal suo avversario diretto come invece gli capita nove volte su dieci, anche perchè è spesso in inferiorità numerica. Ecco, i milanesi hanno preparato talmente bene la partita, evidentemente, che non mettono a nudo i limiti del modulo di Giampaolo, come invece altre squadre. De Boer non ha fatto i compiti a casa, o semplicemente ai giocatori frega poco perchè non si è mai vista l’Inter avere quel fuoco dentro che devi trovare per provare la rimonta. Così per una volta Silvestre e Skriniar possono dire di aver partecipato ad un clean sheet del loro portiere.

Alla fine sarà l’Inter a chiudere con il maggior possesso palla (56% a 44%), dato figlio di come la gara si è incanalata dopo il gol. Baricentro Samp più arretrato rispetto all’aversario, segno anche qui di rottura con il passato, si attende il dirimpettaio quando è il momento, senza presunzione, allungando la squadra cercando il lancio alungo per agire di rimessa:

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E quindi? Giampaolo ha impostato la settimana del turno infrasettimanale, che includeva tre difficili partite, nel modo corretto: titolari nel derby, gara “da vincere” in quanto tale; turnover a Torino, dove se giochi dieci volte forse porti a casa un pareggio; di nuovo i migliori undici contro un’Inter piena di problemi. Sei punti in tre partite ma soprattutto alcuni piccoli ma significativi passi indietro rispetto al suo credo sul possesso palla a prescindere, senza dimenticare la promozione di Fernandes, il vero ago della bilancia di queste due vittorie.

10G: Juve-Samp 4-1

Bastano dieci minuti alla Juventus per regolare la solita Sampdoria, vittima come sempre dei suoi difetti strutturali ancor prima che dell’avversario.

Giampaolo decide un corposo turnover in tutti i reparti, difesa esclusa, dove le scelte sono obbligate fin da agosto. Nei primi dieci minuti abbiamo la summa della stagione blucerchiata. Primo affondo di Cuadrado, Regini è agevolmente saltato, cross in area dove Mandzukic può tranquillamente appoggiare in porta di testa da due passi. Il difensore più vicino è ad un paio di metri, dal replay si possono ammirare i Doriani guardare il pallone e non l’uomo, come da dettami del loro mister. Seguono una manciata di calcio d’angolo in cui il terrore scorre copioso nell’area Samp, e quando è Chiellini ad impattare il pallone per il 2-0 sono lui ed un compagno ad avere l’imbarazzo della scelta su chi deve colpire, visto che la marcatura a zona dei difendenti glielo permette:

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Ribadiamo, forse non è abbastanza chiaro il concetto. Difesa a zona, situazione statica da calcio d’angolo. Regini salta, da fermo, contro Chiellini e Manzukic che arrivano da dietro in terzo tempo. Tutti gli altri a guardare. Semplicemente non siamo in grado di attuare certe soluzioni, fino a prova contraria, se il talento latica, servirebbe qualcosa di più semplice, come una marcatura, per (cercare di) limitare i danni.

Inutile recriminare sul turnover (o dire come gli antijuventini che “la Samp si è scansata”), è giusto che con un impegno ravvicinato si debba pensare a quello più abbordabile, ed in questo caso quello con l’Inter a Marassi lo è. Quello che deve preoccupare è vedere sempre le stesse problematiche: ogni volta che l’avversario attacca la retroguardia va in affanno, e questo che si chiami Juventus, Cagliari, Bologna o Pescara. Attualmente siamo la terza difesa più battuta del campionato, e non può che essere un campanello d’allarme molto preoccupante.

In fase offensiva le cose si può dire che continuano a funzionare a strappi, ma qualcosa si vede anche senza Muriel, tanto che ad un certo punto si va anche sull’1-2 grazie ad una buonissima azione con Praet che trova pronto Schick a battere Neto, e già in precedenza era stato Budimir a sfiorare il gol, con Schick a trattare bene un pallone sulla sinistra che premia l’inserimento di Praet che serve proprio l’ex-Crotone la conclusione, deviata, fuori di poco. Azioni ben congeniate in cui manca un nome, quello del titolarissimo Alvarez, sopravvissuto al turnover: quando c’è incisività vuol dire che lui non ne è coinvolto. Il belga e Schick meriterebbero sicuramente più spazio, proprio al posto dell’argentino e del Quagliarella visto fin qui. Cigarini invece è parso quello che temevamo alla vigilia del campionato, ossia un giocatore sulla via del tramonto come lo stesso Quagliarella, e forse ci dicevamo non a torto che se l’Atalanta (non il Real Madrid…) l’aveva dato via così a cuor leggero forse qualcosa voleva dire.

Al di là degli uomini, torniamo a ribadire che i difetti di questa squadra sono strutturali. Inutile diventare rindondanti sul modulo, analizzare baricentri o ampiezze quando perdi con uno scarto di tre reti. Concentriamoci un attimo sulla conferenza stampa post partita. Giampaolo ha detto che in pratica abbiamo regalato i quattro gol, e che sul 2-1 potevamo fare di più – qualcuno gli dica che ha perso 4-1 con una Juve che non ha forse neppure innescato la terza marcia, e che quando ha voluto affondare, ha segnato. In particolare: “Sul secondo gol eravamo completamente fuori dallo specchio della porta, abbiamo fatto un errore clamoroso, loro erano tutti sul palo lungo, noi eravamo con cinque giocatori fuori dal primo palo, posizionamento sbagliato. Nel secondo gol siamo stati fermi, anche lì abbiamo commesso un errore clamoroso che si poteva evitare”. Probabilmente crede di allenare Alaba, Xavi Alonso, Boateng ed Hummels. Tocca, forse, entrare meglio nella parte e capire di iniziare a fare di necessità virtù perchè è impensabile continuare ad insistere su certi movimenti e soluzioni tattiche che il poco talento degli uomini a sua disposizione non permettono di applicare. Questa si chiama presunzione, oppure ottusità, fate voi. Siamo però abbastanza certi che non tornerà sui suoi passi, perchè questo dice la sua carriera (!). L’errore sta a monte, e sapete benissimo qual’è.

E quindi?  Domenica c’è l’Inter, quella che all’undicesima giornata è la madre di tutte le partite, altro che derby. Perchè dopo c’è la sosta per le Nazionali, e con quindici giorni davanti potrebbe accadere quello che il gol di Bruno Fernandes al 94mo contro il Palermo ha solo rimandato.

9G: Samp-Genoa 2-1

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La Samp torna a vincere una partita dal 28 agosto (!) e lo fa in una delle due gare più importanti per la città di Genova, il derby della Lanterna (l’altra ovviamente è la stracittadina di ritorno). I blucerchiati scendono in campo da sfavoriti, ma a noi poco ci piace usare quei luoghi comuni che definiscono i derby partite a parte, dove la classifica ed i valori in campo si azzerano. Il Doria ha vinto perchè finalmente ha giocato da squadra che una volta si sarebbe definita “operaia”, ma che oggi non va più di moda perchè se non fai possesso di palla fin dalla tua area di rigore non sei nessuno.

E’ proprio questo che salta agli occhi: il Genoa vince il dato sul possesso con il 63%, ma come scrivevamo una settimana fa, chi l’ha detto che tenere palla vuol dire giocare bene se poi sei sterile come la Samp delle ultime sei giornate? La gara si può dividere in quattro spezzoni: i primi 20 minuti in cui sono gli uomini di Giampaolo ad essere più pericolosi, trovando il vantaggio; poi è il Genoa a salire in cattedra fino all’intervallo, con il pareggio e la Samp che rincula pericolamente all’indietro; il primo quarto d’ora della ripresa di nuovo appannaggio doriano con il (fortunoso) 2-1; l’ultima mezz’ora in cui i rossoblu attaccano in maniera confusa ed i blucerchiati che controllano abbastanza agevolmente, rendendosi pericolosi in contropiede.

Tornando al discorso del possesso palla, finalmente Giampaolo ordina ai suoi di cercare più concretezza che ghirigori. Più lanci lunghi, anche direttamente dal portiere (invito ad andare a vedere lo stesso grafico della partita di Pescara):

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Muriel stavolta parte da destra (si può vedere anche dalla maggioranza di linee blu in quella zona del campo), cercando di costringere Laxhalt ad aiutare Orban e non spingere troppo. Dieci gli attacchi portati da quella parte, contro i cinque centrali ed i tre a sinistra. Il colombiano è in serata di grazia ed oltre al gol impegna praticamente da solo tutta la retroguardia di Juric (in tribuna, squalificato). Quagliarella invece ci mette tanto impegno, ma spesso pasticcia: fornisce l’assist per l’1-0 di Muriel, si procura e sbaglia il rigore. Al contrario di Alvarez, Bruno Fernandes porta non solo quantità ma pure qualità, ed è tutta la manovra a beneficiarne. E’ chiaro che al portoghese è stato chiesto più sacrificio in fase di non possesso, ed in questo è sicuramente più adatto di Alvarez. L’ex-Inter entra al 68mo, ed il suo impatto sulla partita è avvilente. Non per forza dobbiamo prendercela con lui come invece parebbe – visto che lo critichiamo sempre -, ma nel ruolo la Samp è ricchissima e non si capisce perchè insistere oltre ogni ragionevole dubbio.

Altro dato in controtendenza con il passato la differenza tra il baricentro delle due squadre, con la Samp che non “vince” in larga misura per quel che concerne l’altezza della squadra, segno che abbiamo aspettato di più l’avversario, restando comunque compatti in lunghezza:

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In difesa continuano i dolori. Regini e/o Skriniar sono spesso identificati come colpevoli, ma assolutamente non siamo di questo avviso: è tutta la fase difensiva ad essere poco efficace. Fin dal primo minuto ogni volta che il Genoa supera la metacampo si vede un Doria messo male, con i suoi interpreti ad andare in affanno, più impegnati a cercare di tenere la linea alta che a fare i difensori in senso stretto. Regini è spesso in mezzo alla morsa di Izzo ed Edenilson (22 le combinazioni di passaggi tra i due). Siamo alle solite, con il 4-3-1-2 che presta il fianco a troppe superiorità numeriche sulle fasce se il movimento dei centrocampisti non è congruo ad aiutare i difensori. Non è un caso che nel finale Pavoletti può colpire tranquillamente due volte di testa con Sala preso in mezzo ed incerto tra il chiudere sull’attaccante o tenere l’uomo che arriva sulla destra (ad azioni concluse si vede l’ex-Hellas sbracciare per richiamare l’attenzione di compagni e tecnico). Sul gol subìto Rigoni è solo a due metri dalla linea di porta perchè nessuno cerca con lui il contatto fisico per tenerselo dietro e poter intervenire; il contatto è solo visivo, come predica Giampaolo.

Non hanno convinto del tutto i cambi: se Fernandes magari non ne aveva più dato che era la sua prima gara da titolare, l’entrata di Alvarez come già detto ha fatto rimpiangere il non giocare in dieci. Il dribbling tentato nel finale al limite della propria area da Palombo entrato al posto di Torreira (grintosa la sua gara, ma ha patito la fisicità del centrocampo rossoblu) poteva costare carissimo, e si trattava dell’esordio stagionale: era il caso? Idem per l’esordio di Djuricic, ma per lo meno è sembrato quello più sul pezzo con i blucerchiati che passano ad un conservativo 4-5-1. Praet e Cigarini meritavano magari più considerazione, non fosse altro perchè fin qui hanno fatto maggiormente parte del progetto.

Un plauso finale per le prove monstre di Linetty e Barreto, impegnati in un lavoro oscuro di recupero, tenuta della posizione e degli equilibri che non risalta agli occhi, di un Silvestre gladiatorio che in settimana non si era praticamente allenato causa guai fisici e di un Puggioni che dopo due anni torna a giocare una gara da titolare in Serie A, nella sua città, con la maglia della squadra del cuore.

E quindi? La Samp è tornata alla vittoria nel momento stesso in cui Giampaolo ha messo da parte una buona fetta del suo credo calcistico che fino ad ora aveva mostrato qui a Genova, svestendo il possesso palla che inizia fin dal portiere per cercare più concretezza. Non scordiamoci però che degli ultimi tre gol realizzati due sono arrivati da goffe autoreti. In difesa invece si continuano a vedere i soliti difetti che, insistiamo, non necessariamente sono imputabili ai singoli, ma al modulo.