2G: Samp – Atalanta 2-1

samp

E’ di nuovo un Luis Muriel determinante che, senza finire nel tabellino dei marcatori, firma la rimonta blucerchiata con un rigore procurato e l’assist per il 2-1. Piano partita di Giampaolo chiaro fin dalle prime battute: stavolta non si cerca la verticalizzazione anche dal rinvio di Viviano come ad Empoli, ma si parte palla a terra dai difensori cercando poi di servire Muriel, appostato largo sulla sinistra nella zona di competenza del malcapitato Raimondi. Gasperini soprendentemente non trova una risposta a questa mossa (per esempio provare ad aiutare il suo capitano raddoppiando il colombiano), e sebbene l’Atalanta passi in vantaggio sugli sviluppi di un calcio piazzato dopo che Gomez ha messo i brividi alla Sud con un pallonetto mal calciato a porta sguarnita, l’impegno di Viviano nell’arco dell’intera serata finisce nel momento stesso in cui recupera nella sua rete il pallone dello 0-1.

Schema-Muriel a parte, i doriani sembrano limitarsi al compitino, con un giropalla a cercare appunto lo spunto del numero 9, ma nessuno prova a creare la superiorità numerica mettendoci un po’ di personalità (Alvarez?). Stavolta Sala spinge meno perchè il gioco si svolge prevalemente dall’altra parte, ed anzi ha la sua bella gatta da pelare sui tagli di Gomez come in occasione del già citato pallonetto. E’ così Silvestre che prova a suonare la carica con un paio di avanzate palla al piede, ma i compagni sono troppo fermi e poco propositivi (alla fine saranno 32 gli anticipi subìti, contro 11, segno che aspettavamo troppo la palla da fermi). Lo svantaggio suona in un certo senso la sveglia, e non potrebbe essere altrimenti, tanto che Muriel prima di procurarsi il rigore coglie un palo su un colpo da biliardo in diagonale.

Il Doria trova il pareggio e poi il vantaggio con la complicità di Sportiello (il colpo di testa di Barreto è tutt’altro che irresistibile) mentre i lombardi restano il 10 alla fine del primo tempo, e da qui a nostro avviso l’attitudine della Samp non è delle più corrette. La superiorità numerica, infatti, spinge a cercare ancora di più il palleggio da dietro senza mai provare un’imbucata convinta, così per tutto il secondo tempo l’Atalanta gestisce l’inferiorità con pochi affanni. 554 i passaggi tentati (87% a segno) di cui 135 (90%) nella trequarti ospite, dati nettamente superiori agli orobici, senza però che questi incidano molto. Rispetto ad Empoli, poi, il pressing e di conseguenza i tackle sono arrivati mediamente un pochino più arretati. Ripetiamo, Viviano resta inoperoso (l’unica parata su un colpo di testa di Zukanovic, ancora da palla inattiva, vanificata dal fischio di Doveri che ravvisa un fuorigioco), ma anche Sportiello non è particolarmente impegnato.

Spicca, sempre in riferimento alla situazione di undici contro dieci, lo stesso numero di palle perse, 34, sette a testa per Quagliarella e Muriel, ma mentre per il secondo possono essere giustificate dall’enorme lavoro svolto, per il primo il dato è abbastanza avvilente, ma ne parliamo dopo. I dati sulle posizioni medie nel possesso palla del secondo tempo ci dicono di una Samp troppo schiacciata al centro invece di sfruttare in ampiezza l’uomo in più. Baricentro invece più alto degli avversari (come ad Empoli), ma questo in linea con la situazione creatasi.

Ecco, nel secondo tempo ci aspettavamo più cattiveria agonistica nel cercare di chiudere la gara, ma nel dopo partita Giampaolo farà notare come nel primo tempo la squadra ha speso tanto nella rimonta e quindi ha preferito controllare maggiormente invece di provare ad affondare il colpo. Bene, ma un solo tiro in porta in tutta la seconda frazione di gioco – Praet, tra l’altro da fuori area – è davvero, davvero poco.

Detto della difesa di nuovo poco in sofferenza (Paloschi e D’Alessandro annullati in scioltezza, Gomez troppo solo nel cercare di creare pericoli e calato alla distanza), buona la riconferma del centrocampo a tre Barreto-Torreira-Linetty. Torreira di nuovo sugli scudi per qualità e quantità. Male invece Alvarez: non trova mai un servizio ficcante per un compagno e si limita a sterili appoggi all’indietro. Dopo un’ora viene sostituito da Praet, che cerca subito di ingraziarsi i nuovi tifosi con due recuperi di palla, non propriamente la specialità della casa, apprezzatissimi. E’ arrivato in settimana e non può che essere ancora avulso dal credo tattico del mister, ma prova un paio di imbucate per gli attaccanti e va una volta alla conclusione. Inutile dire che ci sono molte aspettative su di lui.

Quagliarella purtroppo ci è apparso ancora il meno brillante, l’impegno non manca soprattutto in ripiegamento difensivo, freddo sul rigore ma poco altro. La Quaglia che ti brucia nello stretto e va alla conclusione si vede soltanto una volta, con palla però più verso il secondo anello della gradinata lato carcere che non verso la porta. Budimir invece entra con il piglio giusto e nel poco tempo a disposizone impegna la retroguardia atalantina con un paio di spunti sguscianti.

E quindi? Partire con due vittorie è il massimo, non ci si può certo lamentare, però ci ha un po’ deluso la sterile gestione della superiorità numerica, senza affanni dietro ma troppo asfittica davanti. Caldo, preparazione ed inserimento dei tanti nuovi non esattamente a proprio agio con la lingua italiana le “attenuanti”, virgolettato d’obbligo perchè tre punti sono sempre tre punti.

Spettacolare Giampaolo a fine gara (sorvolando sulla solita lettura della gara che ci ha regalato Gasperini che ti chiedi sempre del perchè non abbiano vinto 4-0). Chiestogli della convocazione di Muriel con la Colombia, la risposta: “Non lo avremo sotto controllo per due settimane, speriamo bene. L’ex Udinese anche l’anno scorso partì bene, salvo poi perdersi, magari per incomprensioni con Montella, ma la sensazione è che quando è visionato giornalmente come nel precampionato faccia vita da atleta, mentre durante la stagione se deve fare da solo diventa un problema, per sè e per la squadra. Speriamo sia davvero la volta buona.

*Dati della gara tratti dal sito della Lega Calcio e da FourFourTwo.com

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1G: Empoli-Samp 0-1

Un sinistro di Muriel sotto l’incrocio regala i primi tre punti alla Samp di Giampaolo. Vittoria tutto sommato meritata contro un avversario che va ancora “pesato” in quanto a qualità nell’attuale campionato, ma che in 90 minuti ha impegnato, in casa, soltanto una volta Viviano (occasione comunque importante parata dall’ex viola di piede, in uscita).

Si tratta soltanto della prima giornata, ma il Doria è parso quadrato, ben messo in campo e con le giuste distanze tra i reparti, organizzazione che non si vedeva dal primo periodo di Mihailovich. A differenza della gestione Sinisa però, oggi la squadra ha giocato con un baricentro ed un pressing più alto che ha portato a molti contrasti e recuperi palla nella trequarti avversaria, ossia l’esatto credo del nuovo mister che fin dal precampionato dettava i tempi del pressing da bordocampo. Il dato dei contrasti vinti è impietoso verso i padroni di casa, e spicca anche il dato dei falli: 26 quelli commessi contro i 16 dell’Empoli, quasi tutti nella metacampo toscana. Quando sei messo meglio in campo ovviamente rendi il pressing migliore e recuperi più palloni.

Dal punto di vista del possesso palla questo non è stato sterile o fine a se stesso, magari con l’ormai consolidata moda di partire palla al piede dai difensori spesso carenti dal punto di vista tecnico e non in grado di far nascere fin dal principio un solido giro palla, ma anzi Viviano ha più volte cercato la giocata lunga per innescare la velocità di Muriel, a dire il vero con scarsa fortuna (28 a 16 i lanci a cercare la verticalizzazione, ovviamente non tutti ad opera del portiere). Quando invece era Torreira a dettare la manovra, Linetty si allargava sulla fascia sinistra per creare ampiezza dal lato di Pavlovic, mentre dall’altro Sala – non ha fatto rimpiangere De Silvestri per dinamismo ma soprattutto dal punto di vista tecnico – ha spinto di più rispetto al suo compagno di reparto opposto (6 gli attacchi portati da destra contro 2), con Barreto in copertura.

A proposito di baricentro alto e sterilità del possesso palla, dato molto importante a nostro avviso quello dei passaggi: sebbene gli empolesi ne abbiano tentati e messi a segno quasi 80 in più (381/487 contro 300/405), soltanto 39 (su 80) sono andati a buon fine nella trequarti di attacco, mentre quelli doriani 99 (su 163).

Doppi poi i tentativi verso la porta avversaria, 14 a 7, di cui 7 nello specchio (a 3).

Il delicato ruolo del trequartista interpretato da Alvarez come spesso ci accade è di difficile valutazione. Cercare di far male tra le linee è fine arte, e l’argentino è comunque andato alla conclusione pericolosa almeno tre volte, di cui l’ultimo un tiro d’esterno spentosi di poco a lato che però meritava migliore sorte – leggi anche un mezzo gol mangiato. E’ anche quello che, con Linetty, ha perso più palloni tra i blucerchiati (5).

Su tutti ha però spiccato la prestazione di Torreira: all’esordio in Serie A ha tenuto benissimo il campo, chiudendo con nove palle recuperate ed una regia attenta ed in pratica senza sbavature. Ance lui, come un po’ tutti, chiamato a conferma contro compagini più blasonate.

Quanto all’attacco, detto di Muriel che gol a parte è sempre stato una spina nel fianco della difesa toscana, Quagliarella è apparso opaco, purtroppo in sintonia con quanto fatto vedere alla Samp del ritorno a genova di inizio anno. Pare aver perso almeno un passo, ma ovviamente è presto da dire.

Due parole anche sul nuovo capitano, il tanto bistrattato Regini, ed il suo compagno di reparto Silvestre. Entrambi non sono mai apparsi in evidente difficoltà, ed hanno controllato agevolmente Pucciarelli ma soprattutto un Maccarone parso piuttosto spento (sette le palle perse, vi risparmiamo il “si sono mangiati il Big Mac”, anzi no, eccolo). Insomma l’Empoli non ha punto molto, ed attendiamo esami più probanti.

E quindi? Alla prima di campionato si è vista una Samp con una chiara impronta strutturale e di gioco, tanto basta. I tre punti sono pesanti perchè arrivati in trasferta contro una diretta concorrente. Appuntamento tra sette giorni al Ferraris contro un’Atalanta bastonata a domicilio e sicuramente con il coltello tra i denti.

Il finale lo dedichiamo a Sky. Il trattamento tra le squadre di primo piano e le “provinciali” è, se possibile, sempre più marcatamente difforme. In fase di presentazione delle formazioni tutte le figurine della Samp erano sbagliate, certo può anche essere una svista di poco conto, intanto però è successo ad un piccolo bacino d’utenza. Già il fatto che le big abbiano da anni le animazioni e le altre solo la figura statica è una mancanza di stile che pensiamo possibile soltanto in Italia, nella Serie A. Nel post partita, su Sky Calcio Show, ampio spazio alla sconfitta dell’Inter a Verona con l’intervista praticamente a mezza rosa, ed al mancato rigore per il Napoli, mentre da Empoli non sono arrivate le parole di Giampaolo (o Martusciello), neanche 30 secondi registrati come successo a Donadoni da Bologna, per esempio. Per tacere su altre mille sfaccettature, tipo i telecronisti urlatori, che sono più “urlatori” quando segna una big, a fermiamoci qui, a ieri sera.

Non si pretende lo stesso spazio mediatico di bacini d’utenza più ampi o chissà cosa, non siamo nati ieri, ma almeno un rispetto minimo sindacale all’abbonato tifoso di una “piccola”, perchè fino a prova contraria i soldi dell’abbonamento sono uguali ed hanno lo stesso valore monetario rispetto a quelli di un tifoso del (esempio) Milan.

*Dati della gara tratti dal sito della Lega Calcio e da FourFourTwo.com

Presentazione stagione 2016/2017

Sì, un altro blog sulla Samp, scritto da un tifoso – uno di quei sessanta milioni di allenatori che popolano i patri confini- senza nessuna presunzione di avere verità in tasca, ma con il semplice intento di condividere le proprie impressioni sulle gare della Samp, finchè ne avrò voglia o altri impegni non mi sottrarranno il tempo per questo spazio. Dicevamo nessuna presunzione, ma neppure troppe moine da “il Doria si ama e basta”, cioè è chiaro, ma qui non siamo né assistenti sociali né talebani radicalizzati, quindi se dirò che Tizio secondo me non è più un giocatore di calcio (sì Angelo, ce l’ho anche con te) non ritengo di commettere reato di lesa maestà, non su queste pagine, oppure ancora se un calciatore al di fuori del campo di calcio è Padre Pio o Dan Bilzerian beh, affari suoi, niente simpatie o antipatie, si giudica l’operato nei 90 minuti.

getimage.aspxCome pezzo di inaugurazione ho pensato ad una presentazione della squadra che si appresta ad iniziare il campionato di Serie A 2016/2017. Il nuovo allenatore Marco Giampaolo giocherà con il suo collaudato modulo 4-3-1-2, sistema di gioco che chi scrive non ritiene adatto a squadre di livello Samp, ma più a compagini che possono permettersi un tasso tecnico superiore al nostro – vero, ad Empoli ha fatto bene, ma vogliamo parlare delle annate precedenti? Soprattutto il ruolo del trequartista mi lascia interdetto, indipendentemente dal suo interprete, ed al modo in cui i tre di centrocampo devono proteggere i terzini per non lasciarli in inferiorità numerica, cosa che per una squadra che sarà comunque attaccata spesso non è semplice e proprio per questo la mia preferenza andrà sempre ad un 4-4-2 semplice e quadrato, senza fronzoli e con ruoli chiari. Già dai primi allenamenti il mister ha impostato il lavoro sul pressing alto nei primi tre secondi appena persa palla ed un giro palla che dovrebbe prevedere al massimo due tocchi.

Veniamo ai singoli. Giampaolo, con tra l’altro il mercato ancora aperto, ha ruotato com’è giusto parecchi uomini. Vediamo di provare a tirare giù l’undici di partenza.

Tra i pali chiaramente Emiliano Viviano, e che Dio ce lo mantenga in salute, perché dietro di lui Christian Puggioni pare inadeguato a gare in Serie A (ultimo disclaimer poi spero di non dover tornare sull’argomento, il buon Puggioni è un uomo della Sud, sempre sia lodato, ma poi c’è il campo). Per il terzo portiere probabile che Andrea Tozzo vada in prestito, boh ma chi se ne frega del terzo, speriamo non doverlo utilizzare mai.

La linea di difesa dovrebbe essere composta da Leandro Castàn e Matìas Silvestre come centrali, Lorenzo De Silvestri sulla destra, mentre sulla sinistra il mister è ancora agli esperimenti, anche per complicazioni di infortuni. Castàn dopo i gravissimi problemi di salute è chiamato alla prima e vera stagione da titolare, e la Roma lo ha dato in prestito proprio per capire se a 29 anni è ancora un giocatore dopo soltanto sei gare disputate in due stagioni. Silvestre arriva da un’annata tribolata fatta di qualche infortunio e tante incomprensioni con Montella (o almeno così si dice) dopo i fasti vissuti accanto a Romagnoli. De Silvestri vabbeh che ve lo diciamo a fare, attualmente è uno dei migliori terzini italiani e guai a chi ce lo tocca. Sarà chiamato ad arare la fascia di sua competenza con la solita grinta, non disdegnando magari qualche incursione in area avversaria sui corner. Il terzino sinistro dovrebbe allora essere l’ex-Frosinone Daniel Pavlovic. Lo svizzero ha chiuso l’annata 2015/2016 come miglior assist man tra i difensori della Serie A con sei, però ha avuto problemi di infortuni in questo precampionato e non si è praticamente ancora visto. Giampaolo ha così provato con poca fortuna Jacopo Sala, destro adattato ed in palese difficoltà proprio per l’assenza di qualità con il mancino, ed anche contro avversari di bassa caratura si è dimostrato inadeguato al ruolo proprio per la continua ricerca del suo piede migliore. E’ dunque Vasco Regini il più serio candidato a giocare a sinistra come visto al Trofeo Gamper, anche se fin lì il mister l’ha sempre utilizzato come centrale (sono stato in passato uno dei più grandi detrattori di Regini, poi però ho visto Dodo’ e da lì Vasco mi è apparso come il nuovo Paolo Maldini). Pedro Pereira, se resta, dovrebbe essere il cambio naturale di De Silvestri. Occhio a Milan Skriniar se i centrali dovessero avere dei problemi, Slovacco con in faretra la recente esperienza agli Europei con la sua Nazionale – in cui a dire il vero ha giocato davanti alla difesa. UPDATE: nel frattempo De Silvestri è andato al Torino, così come Castan. Alzo le mani sul primo, non tanto per la cessione in sè ma per i tempi, troppo a ridosso della prima di campionato; sul giocatore della Roma purtroppo era finito nelle gerarchie dietro a Regini, Silvestre e Skriniar, segno che Giampaolo non lo ritiene pronto, così il giocatore ha preferito cambiare aria. Ora però la coperta è corta, e da qui a fine mercato servono assolutamente almeno due centrali affidabili ed eventualmente un terzino destro, se Pereira tornasse in patria al Benfica. Intanto è tornato, ahimè, José Rodolfo Pires Ribeiro, meglio conosciuto come Dodo’. Qualche galoppata nella scorsa stagione, in mezzo al grigiore generale, ha illuso più di un tifoso. Dodo’ però non è in grado di fare il terzino in una difesa a quattro, essendo gravemente insufficiente in fase difensiva, mentre in quella offensiva normalmente le squadre di Giampaolo in fase di possesso allargano le due mezz’ale, senza usufruire troppo della spinta dei terzini. Felici al solito di essere smentiti, ma un ritorno che sa tanto di rata di pagamento di Eder.

Rebus, almeno per noi, i tre di centrocampo. Il regista dovrebbe essere Luca Cigarini, anche lui visto pochissimo nel precampionato causa infortunio. La mia perplessità sta nel modo in cui l’Atalanta se ne è liberata, troppo a cuor leggero. Lucas Torreira è l’alternativa, dopo la stagione monstre a Pescara. E’ stata forse la più gradita sorpresa del ritiro, pare avere il “muso buono” dei giocatori veri, regista ma anche interditore al punto giusto. Accanto al centrale Giampaolo ha ruotato tutti, e sorprendono le tante presenze di Mirko Eramo, all’ennesimo ritorno alla casa madre dopo un prestito. Stento a credere sarà il titolare e mi puzza di mossa dell’allenatore per mandare segnali alla società sulle carenze dell’organico, o più semplicemente si sta aspettando l’ambientamento dei vari Karol Linetty e Filip Djuricic. Il primo ha un curriculum nel Lech Poznan che a quell’età fa spavento, mentre il secondo è una sorta di talento inespresso che ha girato mezza Europa raccattando 49 presenze in quattro anni, ma è un trequartista che comunque Giampaolo ha provato anche nei tre di ceontrocampo. Per questo sono stati tanti i minuti giocati da Edgar Barreto, reduce da una stagione che definire deludente è poco ma troppo brutta per essere vera tanto che Giampaolo si è fino ad ora opposto ad una sua cessione. Restano in rosa anche Josè Campana, anche lui tornato dopo l’ennesimo prestito, e David Ivan, ma entrambi sul piede di partenza. Ivan con Zenga ha avuto dei momenti da giocatore già pronto, vedremo. Ah sì, ci sarebbe pure Angelo Palombo, e chi lo smuove? Per quel che mi riguarda ha giocato fin troppo pure per essere precampionato. UPDATE: il 16 agosto è arrivato Bruno Fernandes dall’Udinese, in prestito con obbligo di riscatto. A mio avviso grande presa (ho ancora negli occhi la gara Udinese-Napoli dominata da Fernandes, partita che ha segnato l’addio ai sogni di Scudetto dei partenopei), presumibilmente è il vero sostituto di Soriano.

Capitolo, dolente, quello del trequartista. Ricky Alvarez, giocatore voluto da Montella che se era svincolato da mesi un motivo ci sarà pur stato, ha firmato un triennale quando l’Aereoplanino era ancora l’allenatore della Samp, e vorrei davvero conoscere la considerazione di cui gode presso il nuovo mister. Se avesse la stessa mia, giacerebbe in panchina accanto al numero 17. Vedremo, e speriamo di essere smentiti nel corso della stagione. Giampaolo fino ad ora ha schierato in questo delicato ruolo Patrik Schich, anche per qualche problemino fisico di Alvarez. Il nuovo arrivato ha già fatto sapere che preferirebbe giocare punta, e morfologicamente non pare adatto a fare il trequartista. C’è poi il già citato Djuricic, ma come potete vedere sono tutte scommesse. Ripeto, ruolo delicato, che odio, proprio perché non semplice in entrambe le fasi di gioco, offensiva e difensiva, soprattutto se non ti puoi permettere chissà quali fenomeni. UPDATE: dopo un tira e molla durato quasi due mesi arriva dall’Anderlecht Dennis Praet, trequartista di sicuro potenziale ma ancora inespresso. Chiamarlo “scommessa” avendolo pagato 10 milioni suona male, quindi le aspettative sono molte. A sentire chi lo ha seguito meglio di noi può pure giocare mezz’ala nel centrocampo a tre.

Chiudiamo con l’attacco, dove i titolari inamovibili paiono essere Fabio Quagliarella e Luis Muriel. Purtroppo anche qui ho molte perplessità, su entrambi, e felicissimo di essere smentito. Come per Cigarini a Bergamo, il modo in cui il Torino ha lasciato andare la Quaglia mi è parso alquanto frettoloso, e la questione delle frizioni con la tifoseria più una scusa che altro. Per il colombiano questa sarà la quinta se non la sesta stagione in cui “deve esplodere”. A mio avviso la sua indolenza non andrà mai via, quindi l’ennesima attesa sarà vana. Sorvolando sul solito equivoco-Cassano (per chi scrive un ex calciatore) la coperta è corta se dobbiamo sperare in Ante Budimir nel ruolo di eventuale cambio per i titolari ed alla prima stagione nella massima serie. Tornando a ribadire che speriamo di prendere una cantonata clamorosa, tra – sì – bolliti, indolenti e scommesse l’attacco sembra il reparto messo peggio, dopo che già l’anno scorso non ha brillato come vena realizzativa.

E quindi? L’obiettivo come tutti gli anni è – e deve essere – il raggiungimento dei 40 punti nel più breve tempo possibile, poi si può iniziare a parlare di dodicesimo/decimo posto e parte sinistra della classifica. L’importante è lasciare lavorare la squadra in maniera serena senza necessariamente mettere pressione in caso di iniziali risultati negativi, giustificati magari dall’ennesimo cambio di guida tecnica e dall’innesto graduale di tanti nuovi acquisti.

Una chiosa finale sulla dirigenza. Non leggerete mai su questo blog “Ferrero vattene” o cose simili, basate sul nulla. Si potranno contestare atteggiamenti, gestione o acquisti e vendite, ma mai si chiederà di passare la mano, per un paio di motivi ben precisi. Primo, il sottoscritto non possiede il patrimonio per acquistare l’U.C. Sampdoria e ritiene che chiunque dei suoi soldi fa ciò che vuole nel rispetto delle libertà altrui. Siccome siamo semplici tifosi, assisto – se voglio – alle partite, ma il mio ruolo deve finire lì, senza scenate patetiche di sostegno o contro a professionisti che come tali sono pagati – o pagano. Secondo, a due anni dall’arrivo di Massimo Ferrero non è ancora ben chiaro chi sia davvero il proprietario della Samp, che magari un giorno vi svegliate e scoprite che è ancora la ERG.