11G: Samp-Inter 1-0

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Una buona, a tratti ottima Samp vince una partita che è una vera e propria boccata d’ossigeno per la classifica contro un’Inter che sotto il piano del gioco e della volontà è una delle peggiori squadre che abbiamo visto fin qui. Non a caso il Doria chiude la gara senza subìre gol: non gli succedeva da Empoli, ad agosto, contro i toscani che ad oggi hanno il peggior attacco della Serie A.

Si inizia in classico stile blucerchiato, con i primi 20-30 minuti fatto di pressing alto, linee compatte e possesso palla. E’ però la presenza di Bruno Fernandes al posto di Alvarez a fare sì che la manovra sia incisiva e non sterile, come già successo nel derby quando l’ex-Udinese ha giocato la sua prima gara da titolare. Grazie alle imbucate del portoghese (ed all’Inter che lascia palla scoperta consentendogli di puntare l’area di rigore) Muriel e Quagliarella hanno già prima del vantaggio un paio di ghiottissime occasioni che falliscono miseramente. Il primo calcia fuori di sinistro praticamente a tu per tu con il portiere quando metà stadio era già pronto ad esplodere per esultare, il secondo che ormai manca di brillantezza atletica si fa rimontare dai difensori.

Il gol è per una volta la logica conseguenza di quello che il campo ha espresso, bravo stavolta Quagliarella a girare alle spalle di Handanovic il tocco di Linetty servito dal solito Fernandes. La reazione degli ospiti? Un tiro velleitario di Candreva da 20-25 metri, disinnescato in angolo da Puggioni senza patemi.

Nel secondo tempo i blucerchiati lasciano tranquillamente il pallino del gioco ai nerazzurri, che producono davvero poco se non qualche azione di confusione soprattutto nel finale quando con un rimpallo fortunoso colpiscono la traversa che per la Samp sarebbe davvero stata una beffa ma che ancora una volta avrebbe messo a nudo il limite di non capitalizzare le occasioni avute. Tanti infatti i contropiedi sprecati nella ripresa, o per errori concettuali nell’ultimo passaggio come un tocco di Muriel in profondità per un Quagliarella stanchissimo, o sempre il colombiano che sbaglia il lato dell’ultimo dribbling, o ancora Budimir che calcia debolmente su Handanovic in uscita.

La Samp smette la partenza dell’azione dai difensori ed è spesso Puggioni a cercare il lancio lungo, cosa impensabile fino a due o tre giornate fa:

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Gli attacchi si sono concentrati soprattutto sul sul centro-destra, grazie anche alla prova monumentale di Barreto, ovunque per coprire le avanzate di Sala o lo svariare a tutto campo di Fernandes. Sempre ottimi anche i suoi compagni di reparto Torreira e Linetty, con un’altra gara totale, ormai delle certezze.

L’Inter prova ad attaccare con Eder e Candreva, soprattutto con quest’ultimo dal lato di Regini, ma il nostro capitano finisce la gara senza essere stato messo davvero in difficoltà dal suo avversario diretto come invece gli capita nove volte su dieci, anche perchè è spesso in inferiorità numerica. Ecco, i milanesi hanno preparato talmente bene la partita, evidentemente, che non mettono a nudo i limiti del modulo di Giampaolo, come invece altre squadre. De Boer non ha fatto i compiti a casa, o semplicemente ai giocatori frega poco perchè non si è mai vista l’Inter avere quel fuoco dentro che devi trovare per provare la rimonta. Così per una volta Silvestre e Skriniar possono dire di aver partecipato ad un clean sheet del loro portiere.

Alla fine sarà l’Inter a chiudere con il maggior possesso palla (56% a 44%), dato figlio di come la gara si è incanalata dopo il gol. Baricentro Samp più arretrato rispetto all’aversario, segno anche qui di rottura con il passato, si attende il dirimpettaio quando è il momento, senza presunzione, allungando la squadra cercando il lancio alungo per agire di rimessa:

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E quindi? Giampaolo ha impostato la settimana del turno infrasettimanale, che includeva tre difficili partite, nel modo corretto: titolari nel derby, gara “da vincere” in quanto tale; turnover a Torino, dove se giochi dieci volte forse porti a casa un pareggio; di nuovo i migliori undici contro un’Inter piena di problemi. Sei punti in tre partite ma soprattutto alcuni piccoli ma significativi passi indietro rispetto al suo credo sul possesso palla a prescindere, senza dimenticare la promozione di Fernandes, il vero ago della bilancia di queste due vittorie.

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10G: Juve-Samp 4-1

Bastano dieci minuti alla Juventus per regolare la solita Sampdoria, vittima come sempre dei suoi difetti strutturali ancor prima che dell’avversario.

Giampaolo decide un corposo turnover in tutti i reparti, difesa esclusa, dove le scelte sono obbligate fin da agosto. Nei primi dieci minuti abbiamo la summa della stagione blucerchiata. Primo affondo di Cuadrado, Regini è agevolmente saltato, cross in area dove Mandzukic può tranquillamente appoggiare in porta di testa da due passi. Il difensore più vicino è ad un paio di metri, dal replay si possono ammirare i Doriani guardare il pallone e non l’uomo, come da dettami del loro mister. Seguono una manciata di calcio d’angolo in cui il terrore scorre copioso nell’area Samp, e quando è Chiellini ad impattare il pallone per il 2-0 sono lui ed un compagno ad avere l’imbarazzo della scelta su chi deve colpire, visto che la marcatura a zona dei difendenti glielo permette:

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Ribadiamo, forse non è abbastanza chiaro il concetto. Difesa a zona, situazione statica da calcio d’angolo. Regini salta, da fermo, contro Chiellini e Manzukic che arrivano da dietro in terzo tempo. Tutti gli altri a guardare. Semplicemente non siamo in grado di attuare certe soluzioni, fino a prova contraria, se il talento latica, servirebbe qualcosa di più semplice, come una marcatura, per (cercare di) limitare i danni.

Inutile recriminare sul turnover (o dire come gli antijuventini che “la Samp si è scansata”), è giusto che con un impegno ravvicinato si debba pensare a quello più abbordabile, ed in questo caso quello con l’Inter a Marassi lo è. Quello che deve preoccupare è vedere sempre le stesse problematiche: ogni volta che l’avversario attacca la retroguardia va in affanno, e questo che si chiami Juventus, Cagliari, Bologna o Pescara. Attualmente siamo la terza difesa più battuta del campionato, e non può che essere un campanello d’allarme molto preoccupante.

In fase offensiva le cose si può dire che continuano a funzionare a strappi, ma qualcosa si vede anche senza Muriel, tanto che ad un certo punto si va anche sull’1-2 grazie ad una buonissima azione con Praet che trova pronto Schick a battere Neto, e già in precedenza era stato Budimir a sfiorare il gol, con Schick a trattare bene un pallone sulla sinistra che premia l’inserimento di Praet che serve proprio l’ex-Crotone la conclusione, deviata, fuori di poco. Azioni ben congeniate in cui manca un nome, quello del titolarissimo Alvarez, sopravvissuto al turnover: quando c’è incisività vuol dire che lui non ne è coinvolto. Il belga e Schick meriterebbero sicuramente più spazio, proprio al posto dell’argentino e del Quagliarella visto fin qui. Cigarini invece è parso quello che temevamo alla vigilia del campionato, ossia un giocatore sulla via del tramonto come lo stesso Quagliarella, e forse ci dicevamo non a torto che se l’Atalanta (non il Real Madrid…) l’aveva dato via così a cuor leggero forse qualcosa voleva dire.

Al di là degli uomini, torniamo a ribadire che i difetti di questa squadra sono strutturali. Inutile diventare rindondanti sul modulo, analizzare baricentri o ampiezze quando perdi con uno scarto di tre reti. Concentriamoci un attimo sulla conferenza stampa post partita. Giampaolo ha detto che in pratica abbiamo regalato i quattro gol, e che sul 2-1 potevamo fare di più – qualcuno gli dica che ha perso 4-1 con una Juve che non ha forse neppure innescato la terza marcia, e che quando ha voluto affondare, ha segnato. In particolare: “Sul secondo gol eravamo completamente fuori dallo specchio della porta, abbiamo fatto un errore clamoroso, loro erano tutti sul palo lungo, noi eravamo con cinque giocatori fuori dal primo palo, posizionamento sbagliato. Nel secondo gol siamo stati fermi, anche lì abbiamo commesso un errore clamoroso che si poteva evitare”. Probabilmente crede di allenare Alaba, Xavi Alonso, Boateng ed Hummels. Tocca, forse, entrare meglio nella parte e capire di iniziare a fare di necessità virtù perchè è impensabile continuare ad insistere su certi movimenti e soluzioni tattiche che il poco talento degli uomini a sua disposizione non permettono di applicare. Questa si chiama presunzione, oppure ottusità, fate voi. Siamo però abbastanza certi che non tornerà sui suoi passi, perchè questo dice la sua carriera (!). L’errore sta a monte, e sapete benissimo qual’è.

E quindi?  Domenica c’è l’Inter, quella che all’undicesima giornata è la madre di tutte le partite, altro che derby. Perchè dopo c’è la sosta per le Nazionali, e con quindici giorni davanti potrebbe accadere quello che il gol di Bruno Fernandes al 94mo contro il Palermo ha solo rimandato.

9G: Samp-Genoa 2-1

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La Samp torna a vincere una partita dal 28 agosto (!) e lo fa in una delle due gare più importanti per la città di Genova, il derby della Lanterna (l’altra ovviamente è la stracittadina di ritorno). I blucerchiati scendono in campo da sfavoriti, ma a noi poco ci piace usare quei luoghi comuni che definiscono i derby partite a parte, dove la classifica ed i valori in campo si azzerano. Il Doria ha vinto perchè finalmente ha giocato da squadra che una volta si sarebbe definita “operaia”, ma che oggi non va più di moda perchè se non fai possesso di palla fin dalla tua area di rigore non sei nessuno.

E’ proprio questo che salta agli occhi: il Genoa vince il dato sul possesso con il 63%, ma come scrivevamo una settimana fa, chi l’ha detto che tenere palla vuol dire giocare bene se poi sei sterile come la Samp delle ultime sei giornate? La gara si può dividere in quattro spezzoni: i primi 20 minuti in cui sono gli uomini di Giampaolo ad essere più pericolosi, trovando il vantaggio; poi è il Genoa a salire in cattedra fino all’intervallo, con il pareggio e la Samp che rincula pericolamente all’indietro; il primo quarto d’ora della ripresa di nuovo appannaggio doriano con il (fortunoso) 2-1; l’ultima mezz’ora in cui i rossoblu attaccano in maniera confusa ed i blucerchiati che controllano abbastanza agevolmente, rendendosi pericolosi in contropiede.

Tornando al discorso del possesso palla, finalmente Giampaolo ordina ai suoi di cercare più concretezza che ghirigori. Più lanci lunghi, anche direttamente dal portiere (invito ad andare a vedere lo stesso grafico della partita di Pescara):

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Muriel stavolta parte da destra (si può vedere anche dalla maggioranza di linee blu in quella zona del campo), cercando di costringere Laxhalt ad aiutare Orban e non spingere troppo. Dieci gli attacchi portati da quella parte, contro i cinque centrali ed i tre a sinistra. Il colombiano è in serata di grazia ed oltre al gol impegna praticamente da solo tutta la retroguardia di Juric (in tribuna, squalificato). Quagliarella invece ci mette tanto impegno, ma spesso pasticcia: fornisce l’assist per l’1-0 di Muriel, si procura e sbaglia il rigore. Al contrario di Alvarez, Bruno Fernandes porta non solo quantità ma pure qualità, ed è tutta la manovra a beneficiarne. E’ chiaro che al portoghese è stato chiesto più sacrificio in fase di non possesso, ed in questo è sicuramente più adatto di Alvarez. L’ex-Inter entra al 68mo, ed il suo impatto sulla partita è avvilente. Non per forza dobbiamo prendercela con lui come invece parebbe – visto che lo critichiamo sempre -, ma nel ruolo la Samp è ricchissima e non si capisce perchè insistere oltre ogni ragionevole dubbio.

Altro dato in controtendenza con il passato la differenza tra il baricentro delle due squadre, con la Samp che non “vince” in larga misura per quel che concerne l’altezza della squadra, segno che abbiamo aspettato di più l’avversario, restando comunque compatti in lunghezza:

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In difesa continuano i dolori. Regini e/o Skriniar sono spesso identificati come colpevoli, ma assolutamente non siamo di questo avviso: è tutta la fase difensiva ad essere poco efficace. Fin dal primo minuto ogni volta che il Genoa supera la metacampo si vede un Doria messo male, con i suoi interpreti ad andare in affanno, più impegnati a cercare di tenere la linea alta che a fare i difensori in senso stretto. Regini è spesso in mezzo alla morsa di Izzo ed Edenilson (22 le combinazioni di passaggi tra i due). Siamo alle solite, con il 4-3-1-2 che presta il fianco a troppe superiorità numeriche sulle fasce se il movimento dei centrocampisti non è congruo ad aiutare i difensori. Non è un caso che nel finale Pavoletti può colpire tranquillamente due volte di testa con Sala preso in mezzo ed incerto tra il chiudere sull’attaccante o tenere l’uomo che arriva sulla destra (ad azioni concluse si vede l’ex-Hellas sbracciare per richiamare l’attenzione di compagni e tecnico). Sul gol subìto Rigoni è solo a due metri dalla linea di porta perchè nessuno cerca con lui il contatto fisico per tenerselo dietro e poter intervenire; il contatto è solo visivo, come predica Giampaolo.

Non hanno convinto del tutto i cambi: se Fernandes magari non ne aveva più dato che era la sua prima gara da titolare, l’entrata di Alvarez come già detto ha fatto rimpiangere il non giocare in dieci. Il dribbling tentato nel finale al limite della propria area da Palombo entrato al posto di Torreira (grintosa la sua gara, ma ha patito la fisicità del centrocampo rossoblu) poteva costare carissimo, e si trattava dell’esordio stagionale: era il caso? Idem per l’esordio di Djuricic, ma per lo meno è sembrato quello più sul pezzo con i blucerchiati che passano ad un conservativo 4-5-1. Praet e Cigarini meritavano magari più considerazione, non fosse altro perchè fin qui hanno fatto maggiormente parte del progetto.

Un plauso finale per le prove monstre di Linetty e Barreto, impegnati in un lavoro oscuro di recupero, tenuta della posizione e degli equilibri che non risalta agli occhi, di un Silvestre gladiatorio che in settimana non si era praticamente allenato causa guai fisici e di un Puggioni che dopo due anni torna a giocare una gara da titolare in Serie A, nella sua città, con la maglia della squadra del cuore.

E quindi? La Samp è tornata alla vittoria nel momento stesso in cui Giampaolo ha messo da parte una buona fetta del suo credo calcistico che fino ad ora aveva mostrato qui a Genova, svestendo il possesso palla che inizia fin dal portiere per cercare più concretezza. Non scordiamoci però che degli ultimi tre gol realizzati due sono arrivati da goffe autoreti. In difesa invece si continuano a vedere i soliti difetti che, insistiamo, non necessariamente sono imputabili ai singoli, ma al modulo.

8G: Pescara-Samp 1-1

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L’ennesimo rigore parato da Viviano salva la Samp da una probabile sconfitta dopo aver giocato per tutto il secondo tempo in superiorità numerica. Otto punti in altrettante partite, ma due nelle ultime sei: se non vinci in casa con il Palermo ed a Pescara contro avversari in 10 per metà gara (e già imbottiti di rincalzi viste le assenze), quando vinci allora?

Canovaccio tattico che ricalca le altre prestazioni della squadra di Giampaolo, con tanto sterile possesso palla. Alla fine sarà 77% la percentuale del tempo in cui il Doria ha tenuto in mano il pallino del gioco, con 508 passaggi completati contro i 188 degli abruzzesi. Peccato che alla fine risulti Viviano il portiere che ha dovuto compiere gli interventi più decisivi e che il nostro gol è arrivato su un’autorete abbastanza goffa. Come il Pescara ha impostato la partita lo si vede fin dalle prime battute, con tutti ed undici gli effettivi dietro la linea del pallone e la sfera nei piedi di Silvestre o Skriniar. Inizia il giropalla, è il turno di Linetty (migliore in campo tra i blucerchiati), poi di Torreira soprattutto, torna Alvarez ed un altro tocco, ma palle pericolose in area per gli attaccanti non ne arrivano. La solita assenza di incisività, Quagliarella è perennemente anticipato e Budimir può solo provare un paio di conclusioni da fuori area, con l’avversario diretto che diligentemente gli concede il sinistro (Budimir avrà anche un buono spunto in area, ma sempre con il sinistro che Bizzarri controlla). Il croato chiuderà come il doriano con più metri percorsi.

Quando il Pescara recupera palla e riparte, basta che sposti la palla sull’esterno per creare superiorità numerica. Niente di trascendentale: attaccante che punta il difensore, surplace in attesa del compagno, arriva il terzino in sovrapposizione non seguito nè dall’esterno di centrocampo che nel modulo di Giampaolo non esiste nè da uno dei tre centrali di centrocampo, cross e difesa in difficoltà. Talmente banale – in questo calcio che se non fai possesso palla evidentemente non sei nessuno – da risultare tremendamente efficace.

L’espulsione di Coda dovrebbe cambiare il corso della gara, invece non succede nulla. La Samp continua ad infrangersi contro il 4-4-1 di Oddo, i quattro di centrocampo fanno densità in mezzo e questo è lo “sviluppo” della manovra blucerchiata:

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Alla fine saranno 28 le azioni offensive sviluppate centralmente, contro le 5 a destra e le 8 a sinistra. Il paradosso è che il Pescara riesce a rendersi pericoloso anche con l’uomo in meno, tanto che Bahebeck mette più di una volta in difficoltà Sala tanto da trovare un generoso rigore (anzi possiamo pure dire inventato) neutralizzato da San Emiliano da Fiesole, al quinto rigore parato da agosto 2015 su 11 fronteggiati, primo per distacco in tutti i maggiori campionati europei.

La Samp è davvero pericolosa soltanto dopo il novantesimo, quando più per disperazione che per tattica o tecnica scheggia la traversa con Torreira e costringe i padroni di casa ad un salvataggio sulla riga, ma il Pescara non ruba nulla nel portare a casa un pareggio, anzi. Chi ha detto che giocare bene – ma soprattutto per meritare di vincere – vuol dire fare possesso palla?

Inutile dilungarsi sull’analizzare altri dati come fatto nelle precedenti puntate di questo blog, il provare a leggere la partita in modo diverso rispetto alle solite cronache o pagelle che si leggono su centinaia di siti. Certo, il baricentro è stato di nuovo alto, la squadra compatta, sempre più dell’avversario, ma suona sempre più rindondante il farlo notare se i risultati sono questi.

Come avevamo scritto nel post Samp-Palermo, il gioco di Giampaolo è stato disinnescato dopo due partite e mezza: è dal secondo tempo di Roma che gli avversari sanno come fermarlo ed essere poi pericolosi dall’altra parte. Qui non si tratta a nostro avviso di chi gioca o meno, inutile dire “dovrebbe giocare X al posto di Y”, un allenatore ha il polso dei suoi uomini tutta la settimana mentre noi li vediamo soltanto nell’arco dei 90 minuti se non meno. Non credo ci sia del masochismo nello scegliere Alvarez al posto di Praet o Budimir al posto di Schick, o ancora un Quagliarella impresentabile sempre… presentato. Il problema è questo modulo e questo modo di intendere il calcio che cozza assolutamente contro gli obiettivi di una squadra come il Doria, che ha come obiettivo i 40 punti, non importa come. Oggi però, come ha detto Gigi Cagni in una recente intervista, se non vendi al Presidente di turno un gioco fatto di possesso palla fin dai difensori senza rilanci del portiere, non vieni preso in considerazione.

E quindi? Calendario alla mano, si potrebbe non fare punti per un bel po’. Alla fine o nel mezzo delle prossime quattro/cinque partite (derby, Juve, Inter, Sassuolo, Fiorentina) si imporranno forse delle scelte, ed in caso di avvicendamento alla guida tecnica toccherà virare su un altro amante dei trequartisti, visto che la rosa ne è piena – mentre difetta completamente in ali. Oppure fare di necessità virtù ed arrivare al mercato di gennaio, se si volesse un cambio anche tattico. Giampaolo non era l’allenatore giusto per la Samp, come non lo erano Zenga* e Montella. Ferrero ha dunque sbagliato il terzo mister su tre. Ne prenda atto.

*: Zenga, considerato da tutti un allenatore mediocre quale probabilmente è, ha avuto come media punti a partita 1.3 contro gli 1 di Giampaolo e lo 0.8 di Montella, semplicemente perchè fautore di un gioco più pragmatico, ottimizzato per il talento complessivo che può presentare una squadra come la Samp, il buon vecchio palla lunga e pedalare volto a sfruttare la velocità di Muriel ed Eder. Giampaolo viene considerato uno “scienziato del calcio” (?), ma questo è il suo curriculum:

2006-2007 Cagliari
2008-2009 Siena
2010-2011 Catania
2011 Cesena
2013 Brescia
2014-2015 Cremonese
2015-2016 Empoli

Mai due stagioni nello stesso posto, esoneri, e Cremonese in Lega Pro prima di lavorare sui principi di Sarri ad Empoli. Se è scienzato, è pure incompreso.

Come tutti gli anni, è l’anno di Muriel

(Tratto da “Calcio in faccia”, pagina Facebook con la quale ho iniziato di recente una collaborazione)

E’ davvero l’anno di Luis Muriel in cui farà finalmente fruttare il suo talento? Nonostante i tanti “è la volta buona” ricevuti da tifosi ed addetti ai lavori dopo le prime giornate, l’inizio di stagione del colombiano è in verità in linea con quello dello scorso campionato.

Già con la Sampdoria targata Walter Zenga l’ex Udinese aveva infatti trovato la via del gol (e dell’assist) con una discreta continuità, sfruttando il gioco veloce fatto di ripartenze del tecnico oggi al Wolverhampton, in tandem con il compagno di reparto Eder: quattro gol ed altrettanti assist nelle prime nove giornate. L’arrivo di Montella ed un modulo più improntato al possesso palla hanno presto intristito Muriel, tra dichiarazioni di scarso impegno da parte del mister ed il girovita che lievitava.

Ma facciamo un passo ancora più indietro: gennaio 2015, Muriel arriva a Genova per la cifra record – per il Doria – di 15 milioni. Grandi aspettative dunque, ma anche un’inattività che durava da un po’, essendo ormai ai margini del progetto della compagine friulana. Quando Mihajlovic riesce a metterlo in campo, l’inizio è promettente, però il modulo di Sinisa, sebbene nasca con l’intento di farlo partire esterno di un 4-3-3 per fargli puntare l’uomo e rientrare verso il campo (con Eder dall’altro lato ed Okaka in mezzo), lo fa giocare obiettivamente troppo lontano dalla porta per incidere davvero. Sedici le presenze ed anche qui lo score recita quattro gol e quattro assist.

Arriviamo al presente. Muriel pare già essersi inceppato, e siamo soltanto alla settima giornata. Partenza sprint, due gol e due assist. Tante le partite giocate, tra Serie A e qualificazioni per il Mondiale con viaggi intercontinentali annessi.

In verità però, è la Samp di Giampaolo ad essersi inceppata, con il 4-3-1-2 del tecnico nato a Bellinzona disinnescato dopo due partite e mezza. Tanti i complimenti ricevuti dopo le gare contro Empoli, Atalanta ed il primo tempo a Roma, ma poi il gioco della Samp – al netto degli evidenti torti arbitrali subìti contro i giallorossi ed il Milan – è iniziato a stagnare perchè “scoutizzato” dai tecnici avversari che hanno costretto i blucerchiati ad uno sterile possesso palla, obbligandoli a cercare lo sviluppo centrale della manovra salvo bloccare agevolmente le imbucate dei centrocampisti ed approfittando della scarsa vena di Alvarez e dell’appannamento che pare ormai cronico di Quagliarella. Con un modulo senza sbocchi sulle fasce per sua stessa natura, Giampaolo ha provato, come Sinisa, a far partire Muriel da sinistra per accentrarsi sul suo piede forte e puntare l’uomo: ha funzionato finchè la forma ha tenuto, poi senza l’aiuto dei compagni di reparto ha finito per perdere di efficacia.

È chiaro che le fortune della Samp e di Muriel sono legate, perchè nessuno vince da solo e la squadra attualmente non può prescindere dal suo centroavanti che deve però performare tanto quanto il suo talento gli consente. Ad oggi si addensa qualche nube di troppo sulla testa di Giampaolo dopo quattro sconfitte consecutive ed un pareggio tra le mura amiche acciuffato in extremis contro il Palermo, e chissà cosa succederà dopo il ciclo di ferro successivo alla gara di Pescara (comunque per nulla scontata): derby, Juve, Inter, Fiorentina e Sassuolo. Fatte salve le carenze in sede di calciomercato con troppi centrocampisti offensivi e pochi difensori all’altezza, in caso di cambio di guida tecnica ci sarà da capire se il modulo scelto dal nuovo mister valorizzerà l’attaccante sudamericano.

Chi scrive ritiene che sia il 4-4-2 il sistema di gioco adatto ad una squadra delle “dimensioni Samp” – ovvero che deve avere come primo obiettivo la quota salvezza dei 40 punti -, un modulo quadrato, che copre il campo, senza fronzoli e senza chissà quali orpelli tattici (chi ha detto Alvarez trequartista?), così come lo ritiene adatto a Muriel, dove possa così giocare più vicino alla porta e provare l’uno-due stretto con il compagno di reparto, vista la tecnica e la velocità di base. A scanso di equivoci, comunque, la rosa del Doria non ha oggi gli esterni per giocare con un centrocampo a quattro, adeguamento fattibile soltanto a gennaio via mercato.

E quindi? Se dovessimo obbligatoriamente dare una risposta alla domanda “sarà la stagione di Luis Muriel?” con una pistola puntata alla tempia, la nostra risposta sarebbe NO. Lo sport, il calcio, fa parlare e tacere in poche partite, anzi addirittura all’interno di una gara stessa, ed tifosi blucerchiati possono fare gli scongiuri del caso, ma la Samp ha sbagliato (di nuovo) allenatore e questo non potrà che far sottoperformare Muriel. Dal canto suo il giocatore deve dare sempre il massimo a prescindere dal mister, ma il carattere indolente mostrato in questi anni di carriera non gioca certo a suo favore. Vedremo.

7G: Samp-Palermo 1-1

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Una prodezza di Bruno Fernandes evita a tempo scaduto la quinta sconfitta consecutiva ad una Samp ancora una volta sterile e spuntata. Il Palermo è stato davvero a pochi secondi dal portare a casa tre pesantissimi punti in ottica salvezza effettuando un solo tiro in porta, ma non sta scritto da nessuna parte che una mole enorme di passaggi, di tocchi e controtocchi debba necessariamente essere un bene, anzi.

Il Doria rivince ancora l’ormai stucchevole dato sul possesso palla (54-46) e quello dei passaggi (369 su 456 tentati contro 300 su 393), ma è emblematico il fatto che i rosanero hanno controllato senza mai essere davvero in affanno, tanto che Posavec non è praticamente mai stato impegnato oltre l’ordinaria amministrazione. Si sprecano ancora una volta le imbucate errate, i tiri da fuori area che non centrano lo specchio a cui stavolta abbiamo aggiunto una notevole quantità di cross errati:

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Al contrario della gara di Cagliari (in cui potete trovare la mappa dei passaggi offensivi qui) questa volta Giampaolo ha provato a giocare di più sulle corsie laterali, da una parte allargando Muriel sulla sinistra con l’istruzione per il colombiano di puntare l’uomo tentando di rientrare per esplodere il destro, dall’altra confidando sul rientro di Sala, oggi però disastroso al cross. Purtroppo allargare Muriel ha portato a perdere un uomo in mezzo, così che la solita passività di Quagliarella ha allentato la pressione sui centrali di difesa ospiti.

Samp in pressing furibondo per mezz’ora, ma alla settima partita iniziamo a pensare che forse sia soltanto uno spreco di energie fisiche (e mentali, perchè no) se questo, non di certo contro una corazzata, produce due tiri in porta, uno da fuori area ed uno sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Restiamo una delle squadre che recuperano più palle nella trequarti avversaria della Serie A, ed ancora una volta il dato è giustificato dal giocare molto alti:

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Abbastanza evidente dai grafici come le due squadre abbiano tenuto il campo, ma se tutta questa montagna di gioco ha prodotto il classico topolino sotto forma di un punto agguantato a tempo scaduto, qualche domanda è lecita.

Solita partita vogliosa ma assolutamente negativa per Alvarez: si muove tanto, cerca il fraseggio, ma non incide mai, tra errori nell’ultimo passaggio o dribbling sbagliati. Scriviamo che ha giocato con voglia per non passare per prevenuti, siamo tra quelli (?) che ritengono una vigliaccata la sua riconferma con la firma di un triennale voluta da Montella a pochi giorni dal suo addio direzione Milano, però per quanto ci riguarda speriamo questa sia stata la prova definitiva per il mister che non è un giocatore su cui puntare. Buona la gara del trio centrale Torreira-Barreto-Linetty che torna ad essere quello di inizio campionato dopo la squalifica di Barreto ed il tentativo non troppo fortunato di inserire Cigarini a dettare i tempi.

E’ Bruno Fernandes l’eroe di giornata, così come lo poteva essere in Sardegna. In tempi non sospetti scrivevamo questo, ribadendolo a costo di essere rindondanti:

il 16 agosto è arrivato Bruno Fernandes dall’Udinese, in prestito con obbligo di riscatto. A mio avviso grande presa (ho ancora negli occhi la gara Udinese-Napoli dominata da Fernandes, partita che ha segnato l’addio ai sogni di Scudetto dei partenopei), presumibilmente è il vero sostituto di Soriano.

Soriano è sempre stato ritenuto da chi scrive un giocatore indolente con troppe pause, però quegli 8-10 gol li garantiva, da centrocampista. Il capitano dell’Under-21 portoghese ha le stimmati per essere quell’uomo che grazie ai suoi inserimenti può creare quella superiorità in qualche zona del campo di cui questo modulo ha bisogno, perchè in troppi sembrano giocare per fare il compitino spiegato dall’allenatore in settimana, non osando lo spunto personale provando invece il solito innocuo tocchetto rasoterra al compagno. Non vorremmo che fosse proprio questo il problema per Fernandes, ossia essere visto da Giampaolo come uno che non rispetta le direttive.

Sul gol subìto malissimo il lato destro, con Sala che sbaglia un facile alleggerimento che regala una rimessa a centrocampo al Palermo; invece di rientrare, lo si vede abbassare la testa ripensando all’errore, mentre Barreto non arretra a coprire il compagno. Per gli ospiti è facile lanciare un uomo in profondità, Aalesami, che mette in mezzo quello che pare un innucuo cross, ma Skriniar viene sorpreso dalla palla arretrata e sbaglia l’intervento, così Nestorovski appoggia comodamente in rete. Errore di Skriniar, ancora? Sarà, ma riavvolgiamo il nastro a Castan che abbandona la Samp per andare a Torino. Osti dichiara: “Giampaolo preferisce giocatori che in difesa seguano più il pallone che l’uomo. Castan è più un marcatore“. Il primo gol subìto a Cagliari e questo di oggi arrivano dall’uomo di Skriniar, il quale non a caso si preoccupa di guardare il pallone senza cercare il contatto (anche) fisico con l’uomo, che tranquillamente arriva sul pallone, indisturbato.

E quindi? Sentiamo parlare di sfortuna (specialmente da chi ritiene di possede la “patente del tifoso”), di essere puniti alla prima disattenzione, del “dominare” le gare sul piano del possesso palla: le chiacchere stanno a zero se dopo sette partite abbiamo sette punti. La sfortuna è un concetto inventato dai perdenti per giustificare i propri errori. La poca incisività in avanti se Muriel non fa tutto da solo e gli svarioni difensivi magari all’unica o quasi azione offensiva avversaria dovrebbero far riflettere Giampaolo sulla bontà del suo lavoro. Torniamo a ribaldire, anche qui a costo di sbrodolarci addosso, che già in sede di presentazione le nostre preferenze sarebbero andate su un allenatore più concreto, fautore di un semplice ma solido 4-4-2, più adatto a nostro avviso per le squadre che festeggiano la salvezza e ritengono uno Scudetto il decimo posto. Dopo quattro sconfitte consecutive e sei punti in altrettante gare ci aspettavamo almeno un paio di cambi dal centrocampo in su, un rischiare lo Schick di turno al posto di questo Quagliarella o Praet (o Bruno Fernandes, se non si vuole toccare la linea a tre a centrocampo) per Alvarez. L’aver rischiato seriamente di allungare la striscia di sconfitte ci fa allarmare più del previsto già alla settima giornata. Il calendario, dopo quella che ormai non è diventata una gara scontata ossia la prossima a Pescara, è da far tremare i polsi, tra derby, Juve, Inter, Fiorentina e Sassuolo. Giampaolo si è lamentato della sosta perchè sono troppi i calciatori chiamati dalle rispettive Nazionali. Sarà vero, ma a noi fino a prova contraria non dispiace che ci siano tanti convocati: non vuole forse dire che questi giocatori non sono così scarsi?