8G: Pescara-Samp 1-1

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L’ennesimo rigore parato da Viviano salva la Samp da una probabile sconfitta dopo aver giocato per tutto il secondo tempo in superiorità numerica. Otto punti in altrettante partite, ma due nelle ultime sei: se non vinci in casa con il Palermo ed a Pescara contro avversari in 10 per metà gara (e già imbottiti di rincalzi viste le assenze), quando vinci allora?

Canovaccio tattico che ricalca le altre prestazioni della squadra di Giampaolo, con tanto sterile possesso palla. Alla fine sarà 77% la percentuale del tempo in cui il Doria ha tenuto in mano il pallino del gioco, con 508 passaggi completati contro i 188 degli abruzzesi. Peccato che alla fine risulti Viviano il portiere che ha dovuto compiere gli interventi più decisivi e che il nostro gol è arrivato su un’autorete abbastanza goffa. Come il Pescara ha impostato la partita lo si vede fin dalle prime battute, con tutti ed undici gli effettivi dietro la linea del pallone e la sfera nei piedi di Silvestre o Skriniar. Inizia il giropalla, è il turno di Linetty (migliore in campo tra i blucerchiati), poi di Torreira soprattutto, torna Alvarez ed un altro tocco, ma palle pericolose in area per gli attaccanti non ne arrivano. La solita assenza di incisività, Quagliarella è perennemente anticipato e Budimir può solo provare un paio di conclusioni da fuori area, con l’avversario diretto che diligentemente gli concede il sinistro (Budimir avrà anche un buono spunto in area, ma sempre con il sinistro che Bizzarri controlla). Il croato chiuderà come il doriano con più metri percorsi.

Quando il Pescara recupera palla e riparte, basta che sposti la palla sull’esterno per creare superiorità numerica. Niente di trascendentale: attaccante che punta il difensore, surplace in attesa del compagno, arriva il terzino in sovrapposizione non seguito nè dall’esterno di centrocampo che nel modulo di Giampaolo non esiste nè da uno dei tre centrali di centrocampo, cross e difesa in difficoltà. Talmente banale – in questo calcio che se non fai possesso palla evidentemente non sei nessuno – da risultare tremendamente efficace.

L’espulsione di Coda dovrebbe cambiare il corso della gara, invece non succede nulla. La Samp continua ad infrangersi contro il 4-4-1 di Oddo, i quattro di centrocampo fanno densità in mezzo e questo è lo “sviluppo” della manovra blucerchiata:

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Alla fine saranno 28 le azioni offensive sviluppate centralmente, contro le 5 a destra e le 8 a sinistra. Il paradosso è che il Pescara riesce a rendersi pericoloso anche con l’uomo in meno, tanto che Bahebeck mette più di una volta in difficoltà Sala tanto da trovare un generoso rigore (anzi possiamo pure dire inventato) neutralizzato da San Emiliano da Fiesole, al quinto rigore parato da agosto 2015 su 11 fronteggiati, primo per distacco in tutti i maggiori campionati europei.

La Samp è davvero pericolosa soltanto dopo il novantesimo, quando più per disperazione che per tattica o tecnica scheggia la traversa con Torreira e costringe i padroni di casa ad un salvataggio sulla riga, ma il Pescara non ruba nulla nel portare a casa un pareggio, anzi. Chi ha detto che giocare bene – ma soprattutto per meritare di vincere – vuol dire fare possesso palla?

Inutile dilungarsi sull’analizzare altri dati come fatto nelle precedenti puntate di questo blog, il provare a leggere la partita in modo diverso rispetto alle solite cronache o pagelle che si leggono su centinaia di siti. Certo, il baricentro è stato di nuovo alto, la squadra compatta, sempre più dell’avversario, ma suona sempre più rindondante il farlo notare se i risultati sono questi.

Come avevamo scritto nel post Samp-Palermo, il gioco di Giampaolo è stato disinnescato dopo due partite e mezza: è dal secondo tempo di Roma che gli avversari sanno come fermarlo ed essere poi pericolosi dall’altra parte. Qui non si tratta a nostro avviso di chi gioca o meno, inutile dire “dovrebbe giocare X al posto di Y”, un allenatore ha il polso dei suoi uomini tutta la settimana mentre noi li vediamo soltanto nell’arco dei 90 minuti se non meno. Non credo ci sia del masochismo nello scegliere Alvarez al posto di Praet o Budimir al posto di Schick, o ancora un Quagliarella impresentabile sempre… presentato. Il problema è questo modulo e questo modo di intendere il calcio che cozza assolutamente contro gli obiettivi di una squadra come il Doria, che ha come obiettivo i 40 punti, non importa come. Oggi però, come ha detto Gigi Cagni in una recente intervista, se non vendi al Presidente di turno un gioco fatto di possesso palla fin dai difensori senza rilanci del portiere, non vieni preso in considerazione.

E quindi? Calendario alla mano, si potrebbe non fare punti per un bel po’. Alla fine o nel mezzo delle prossime quattro/cinque partite (derby, Juve, Inter, Sassuolo, Fiorentina) si imporranno forse delle scelte, ed in caso di avvicendamento alla guida tecnica toccherà virare su un altro amante dei trequartisti, visto che la rosa ne è piena – mentre difetta completamente in ali. Oppure fare di necessità virtù ed arrivare al mercato di gennaio, se si volesse un cambio anche tattico. Giampaolo non era l’allenatore giusto per la Samp, come non lo erano Zenga* e Montella. Ferrero ha dunque sbagliato il terzo mister su tre. Ne prenda atto.

*: Zenga, considerato da tutti un allenatore mediocre quale probabilmente è, ha avuto come media punti a partita 1.3 contro gli 1 di Giampaolo e lo 0.8 di Montella, semplicemente perchè fautore di un gioco più pragmatico, ottimizzato per il talento complessivo che può presentare una squadra come la Samp, il buon vecchio palla lunga e pedalare volto a sfruttare la velocità di Muriel ed Eder. Giampaolo viene considerato uno “scienziato del calcio” (?), ma questo è il suo curriculum:

2006-2007 Cagliari
2008-2009 Siena
2010-2011 Catania
2011 Cesena
2013 Brescia
2014-2015 Cremonese
2015-2016 Empoli

Mai due stagioni nello stesso posto, esoneri, e Cremonese in Lega Pro prima di lavorare sui principi di Sarri ad Empoli. Se è scienzato, è pure incompreso.

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