9G: Samp-Genoa 2-1

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La Samp torna a vincere una partita dal 28 agosto (!) e lo fa in una delle due gare più importanti per la città di Genova, il derby della Lanterna (l’altra ovviamente è la stracittadina di ritorno). I blucerchiati scendono in campo da sfavoriti, ma a noi poco ci piace usare quei luoghi comuni che definiscono i derby partite a parte, dove la classifica ed i valori in campo si azzerano. Il Doria ha vinto perchè finalmente ha giocato da squadra che una volta si sarebbe definita “operaia”, ma che oggi non va più di moda perchè se non fai possesso di palla fin dalla tua area di rigore non sei nessuno.

E’ proprio questo che salta agli occhi: il Genoa vince il dato sul possesso con il 63%, ma come scrivevamo una settimana fa, chi l’ha detto che tenere palla vuol dire giocare bene se poi sei sterile come la Samp delle ultime sei giornate? La gara si può dividere in quattro spezzoni: i primi 20 minuti in cui sono gli uomini di Giampaolo ad essere più pericolosi, trovando il vantaggio; poi è il Genoa a salire in cattedra fino all’intervallo, con il pareggio e la Samp che rincula pericolamente all’indietro; il primo quarto d’ora della ripresa di nuovo appannaggio doriano con il (fortunoso) 2-1; l’ultima mezz’ora in cui i rossoblu attaccano in maniera confusa ed i blucerchiati che controllano abbastanza agevolmente, rendendosi pericolosi in contropiede.

Tornando al discorso del possesso palla, finalmente Giampaolo ordina ai suoi di cercare più concretezza che ghirigori. Più lanci lunghi, anche direttamente dal portiere (invito ad andare a vedere lo stesso grafico della partita di Pescara):

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Muriel stavolta parte da destra (si può vedere anche dalla maggioranza di linee blu in quella zona del campo), cercando di costringere Laxhalt ad aiutare Orban e non spingere troppo. Dieci gli attacchi portati da quella parte, contro i cinque centrali ed i tre a sinistra. Il colombiano è in serata di grazia ed oltre al gol impegna praticamente da solo tutta la retroguardia di Juric (in tribuna, squalificato). Quagliarella invece ci mette tanto impegno, ma spesso pasticcia: fornisce l’assist per l’1-0 di Muriel, si procura e sbaglia il rigore. Al contrario di Alvarez, Bruno Fernandes porta non solo quantità ma pure qualità, ed è tutta la manovra a beneficiarne. E’ chiaro che al portoghese è stato chiesto più sacrificio in fase di non possesso, ed in questo è sicuramente più adatto di Alvarez. L’ex-Inter entra al 68mo, ed il suo impatto sulla partita è avvilente. Non per forza dobbiamo prendercela con lui come invece parebbe – visto che lo critichiamo sempre -, ma nel ruolo la Samp è ricchissima e non si capisce perchè insistere oltre ogni ragionevole dubbio.

Altro dato in controtendenza con il passato la differenza tra il baricentro delle due squadre, con la Samp che non “vince” in larga misura per quel che concerne l’altezza della squadra, segno che abbiamo aspettato di più l’avversario, restando comunque compatti in lunghezza:

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In difesa continuano i dolori. Regini e/o Skriniar sono spesso identificati come colpevoli, ma assolutamente non siamo di questo avviso: è tutta la fase difensiva ad essere poco efficace. Fin dal primo minuto ogni volta che il Genoa supera la metacampo si vede un Doria messo male, con i suoi interpreti ad andare in affanno, più impegnati a cercare di tenere la linea alta che a fare i difensori in senso stretto. Regini è spesso in mezzo alla morsa di Izzo ed Edenilson (22 le combinazioni di passaggi tra i due). Siamo alle solite, con il 4-3-1-2 che presta il fianco a troppe superiorità numeriche sulle fasce se il movimento dei centrocampisti non è congruo ad aiutare i difensori. Non è un caso che nel finale Pavoletti può colpire tranquillamente due volte di testa con Sala preso in mezzo ed incerto tra il chiudere sull’attaccante o tenere l’uomo che arriva sulla destra (ad azioni concluse si vede l’ex-Hellas sbracciare per richiamare l’attenzione di compagni e tecnico). Sul gol subìto Rigoni è solo a due metri dalla linea di porta perchè nessuno cerca con lui il contatto fisico per tenerselo dietro e poter intervenire; il contatto è solo visivo, come predica Giampaolo.

Non hanno convinto del tutto i cambi: se Fernandes magari non ne aveva più dato che era la sua prima gara da titolare, l’entrata di Alvarez come già detto ha fatto rimpiangere il non giocare in dieci. Il dribbling tentato nel finale al limite della propria area da Palombo entrato al posto di Torreira (grintosa la sua gara, ma ha patito la fisicità del centrocampo rossoblu) poteva costare carissimo, e si trattava dell’esordio stagionale: era il caso? Idem per l’esordio di Djuricic, ma per lo meno è sembrato quello più sul pezzo con i blucerchiati che passano ad un conservativo 4-5-1. Praet e Cigarini meritavano magari più considerazione, non fosse altro perchè fin qui hanno fatto maggiormente parte del progetto.

Un plauso finale per le prove monstre di Linetty e Barreto, impegnati in un lavoro oscuro di recupero, tenuta della posizione e degli equilibri che non risalta agli occhi, di un Silvestre gladiatorio che in settimana non si era praticamente allenato causa guai fisici e di un Puggioni che dopo due anni torna a giocare una gara da titolare in Serie A, nella sua città, con la maglia della squadra del cuore.

E quindi? La Samp è tornata alla vittoria nel momento stesso in cui Giampaolo ha messo da parte una buona fetta del suo credo calcistico che fino ad ora aveva mostrato qui a Genova, svestendo il possesso palla che inizia fin dal portiere per cercare più concretezza. Non scordiamoci però che degli ultimi tre gol realizzati due sono arrivati da goffe autoreti. In difesa invece si continuano a vedere i soliti difetti che, insistiamo, non necessariamente sono imputabili ai singoli, ma al modulo.

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