10G: Juve-Samp 4-1

Bastano dieci minuti alla Juventus per regolare la solita Sampdoria, vittima come sempre dei suoi difetti strutturali ancor prima che dell’avversario.

Giampaolo decide un corposo turnover in tutti i reparti, difesa esclusa, dove le scelte sono obbligate fin da agosto. Nei primi dieci minuti abbiamo la summa della stagione blucerchiata. Primo affondo di Cuadrado, Regini è agevolmente saltato, cross in area dove Mandzukic può tranquillamente appoggiare in porta di testa da due passi. Il difensore più vicino è ad un paio di metri, dal replay si possono ammirare i Doriani guardare il pallone e non l’uomo, come da dettami del loro mister. Seguono una manciata di calcio d’angolo in cui il terrore scorre copioso nell’area Samp, e quando è Chiellini ad impattare il pallone per il 2-0 sono lui ed un compagno ad avere l’imbarazzo della scelta su chi deve colpire, visto che la marcatura a zona dei difendenti glielo permette:

juventus-sampdoria

Ribadiamo, forse non è abbastanza chiaro il concetto. Difesa a zona, situazione statica da calcio d’angolo. Regini salta, da fermo, contro Chiellini e Manzukic che arrivano da dietro in terzo tempo. Tutti gli altri a guardare. Semplicemente non siamo in grado di attuare certe soluzioni, fino a prova contraria, se il talento latica, servirebbe qualcosa di più semplice, come una marcatura, per (cercare di) limitare i danni.

Inutile recriminare sul turnover (o dire come gli antijuventini che “la Samp si è scansata”), è giusto che con un impegno ravvicinato si debba pensare a quello più abbordabile, ed in questo caso quello con l’Inter a Marassi lo è. Quello che deve preoccupare è vedere sempre le stesse problematiche: ogni volta che l’avversario attacca la retroguardia va in affanno, e questo che si chiami Juventus, Cagliari, Bologna o Pescara. Attualmente siamo la terza difesa più battuta del campionato, e non può che essere un campanello d’allarme molto preoccupante.

In fase offensiva le cose si può dire che continuano a funzionare a strappi, ma qualcosa si vede anche senza Muriel, tanto che ad un certo punto si va anche sull’1-2 grazie ad una buonissima azione con Praet che trova pronto Schick a battere Neto, e già in precedenza era stato Budimir a sfiorare il gol, con Schick a trattare bene un pallone sulla sinistra che premia l’inserimento di Praet che serve proprio l’ex-Crotone la conclusione, deviata, fuori di poco. Azioni ben congeniate in cui manca un nome, quello del titolarissimo Alvarez, sopravvissuto al turnover: quando c’è incisività vuol dire che lui non ne è coinvolto. Il belga e Schick meriterebbero sicuramente più spazio, proprio al posto dell’argentino e del Quagliarella visto fin qui. Cigarini invece è parso quello che temevamo alla vigilia del campionato, ossia un giocatore sulla via del tramonto come lo stesso Quagliarella, e forse ci dicevamo non a torto che se l’Atalanta (non il Real Madrid…) l’aveva dato via così a cuor leggero forse qualcosa voleva dire.

Al di là degli uomini, torniamo a ribadire che i difetti di questa squadra sono strutturali. Inutile diventare rindondanti sul modulo, analizzare baricentri o ampiezze quando perdi con uno scarto di tre reti. Concentriamoci un attimo sulla conferenza stampa post partita. Giampaolo ha detto che in pratica abbiamo regalato i quattro gol, e che sul 2-1 potevamo fare di più – qualcuno gli dica che ha perso 4-1 con una Juve che non ha forse neppure innescato la terza marcia, e che quando ha voluto affondare, ha segnato. In particolare: “Sul secondo gol eravamo completamente fuori dallo specchio della porta, abbiamo fatto un errore clamoroso, loro erano tutti sul palo lungo, noi eravamo con cinque giocatori fuori dal primo palo, posizionamento sbagliato. Nel secondo gol siamo stati fermi, anche lì abbiamo commesso un errore clamoroso che si poteva evitare”. Probabilmente crede di allenare Alaba, Xavi Alonso, Boateng ed Hummels. Tocca, forse, entrare meglio nella parte e capire di iniziare a fare di necessità virtù perchè è impensabile continuare ad insistere su certi movimenti e soluzioni tattiche che il poco talento degli uomini a sua disposizione non permettono di applicare. Questa si chiama presunzione, oppure ottusità, fate voi. Siamo però abbastanza certi che non tornerà sui suoi passi, perchè questo dice la sua carriera (!). L’errore sta a monte, e sapete benissimo qual’è.

E quindi?  Domenica c’è l’Inter, quella che all’undicesima giornata è la madre di tutte le partite, altro che derby. Perchè dopo c’è la sosta per le Nazionali, e con quindici giorni davanti potrebbe accadere quello che il gol di Bruno Fernandes al 94mo contro il Palermo ha solo rimandato.

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