Diciamo no alle vedove di Cassano

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Per mancanza di tempo (e di stimoli verso il calcio italiano in generale) il blog non è più stato aggiornato, ma vista la rescissione contrattuale di Cassano ripropongo un mio pezzo per Calcio in Faccia datato 19 ottobre 2016:

Antonio Cassano non è più un giocatore di calcio da Serie A, e non lo è da qualche anno. Tutto il resto è un problema solo ed esclusivamente creato dal presidente della Sampdoria Massimo Ferrero. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

Quel che fu Fantantonio torna alla Samp all’inizio della stagione 2015-16 quando il Viperetta lo impone a Walter Zenga, dopo che il Doria viene brutalmente eliminato dal Vojovodina al primo turno dei preliminari di Europa League. Zenga fin lì non aveva voluto sentire parlare di Cassano, ma quell’eliminazione lo mette in una posizione di debolezza e deve accettare il nuovo arrivo. Il barese non giocava da almeno nove/dieci mesi, dalla rescissione con il Parma. Si presenta in condizioni fisiche che il Gordo di Madrid era una silhouette. Una buona fetta del pubblico blucerchiato (convinta, insieme a Ferrero, di avere un’ottima squadra che Zenga non è in grado di guidare) va in brodo di giuggiole, dimenticando come finì qualche anno prima.

Breve flashback. Giunge dalla Spagna nel 2007, grazie ad un colpaccio di Marotta (in pratica lo affitta a costo zero) e per il livelli di una squadra come la Samp inizia a disegnare calcio per Mazzarri, perché come spesso gli accade i primi tempi in una nuova squadra sono una bella luna di miele. Arriva poi Gigi Del Neri, con cui ebbe già screzi a Roma, e dopo – guardacaso – un Samp-Bari molto sottotono dà in pratica dei “mangiamerda” ai Doriani con la famosa frase sulla Nutella per qualche fischio di troppo a fine gara. Ci mette pochi mesi a mandare il nuovo mister a quel paese. I tifosi inghiottono, dandogli dunque ragione in maniera implicita, e si schierano con il giocatore, ma il mister lo mette momentaneamente fuori squadra con la scusa ufficiale di qualche problema fisico. I risultati arridono al tecnico friulano, così la tifoseria deve abbassare la cresta. Nella finestra di mercato di gennaio 2010 Marotta lo ha virtualmente ceduto alla Fiorentina, ma lo scomparso Riccardo Garrone, allora Presidente, scavalca il suo direttore sportivo e blocca tutto. Perdonato, Cassano torna e dà comunque una grossa mano per il quarto posto finale.

Marotta se ne va, Del Neri pure, arriva Mimmo Di Carlo la situazione va a sud nel volgere di pochi mesi. Eliminazione al preliminare di Champions League, i primi risultati in campionato sono discreti ma quell’eliminazione brucia, Giampaolo Pazzini se ne vuole andare all’Inter ingolosito dall’ingaggio offerto ed ottiene la cessione a gennaio. Da lì a poco sarà Garrone ad essere insultato pesantemente da Cassano davanti a tutto lo spogliatoio, reo (!) di aver insistito con il giocatore sull’andare a ritirare il premio in una serata in suo onore presso un club blucerchiato (avesse chiesto di farsi 100 giri di campo…). Inevitabile la sua cessione, pagando quasi il Milan per prenderlo, e lui raggiante alla prima conferenza stampa dichiara che, se l’avesse saputo che sarebbe diventato rossonero, avrebbe sparato “a fare in culo” Garrone ben prima. La Samp retrocede tristemente dopo il quarto posto della stagione precedente.

Gli anni passano, e dopo essere stato scaricato da tutte le squadre, manifesta amore eterno per la Samp e dice di ritenere Genova la sua vera casa. Ferrero, da buon conoscitore dei media e della vita (ma profano di calcio) “regala ai tifosi” il barese. In campo è perennemente anticipato e non dà nulla alla causa. Semplicemente, come scrivevamo all’inizio, non è più un giocatore da Serie A. “Eh ma farlo giocare solo da fermo, ti manda in porta” si sente nei dintorni di Marassi, e non solo. Peccato che la palla non riesca più a farsela arrivare. Tra Zenga e Montella non incide, spesso è in panchina, e non è il suo mestiere entrare a gara in corso, perché può farlo tre volte, poi alla quarta litigherà con il mister perché vuole partire dall’inizio. Non stiamo inventando, è la sua carriera a dirlo.

Dopo il disastroso derby del ritorno nell’ultima stagione è il braccio destro di Ferrero, Romei, a finire sparato sempre a quel paese. Finisce ancora fuori rosa, la Samp è di nuovo disposta a pagare per toglierselo dai piedi, ma lui rifiuta la rescissione (onerosa) e vuole essere reintegrato. Si allena a parte, chiede di essere riaggregato alla squadra almeno due giorni a settimana. Ferrero dice no, ma i tifosi – visti i risultati della squadra – iniziano a “mugugnare”(termine genovese che sta per brontolare, ndr), ammesso che abbiano mai smesso di considerare Cassano un giocatore che fa ancora la differenza. A scanso di equivoci, Cassano non potrà essere schierato in campo prima della riapertura delle liste dei 25 giocatori depositata in Lega, a Gennaio 2017.

E quindi? Chi è causa del suo mal pianga se stesso, dicevamo all’inizio, ed a Ferrero ben gli sta dopo averlo imposto a Zenga. Ed anche ad una parte di tifoseria, quella che ha sempre sostenuto Cassano a dispetto dei Santi. Basta Cassano. Guardate avanti.

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Come tutti gli anni, è l’anno di Muriel

(Tratto da “Calcio in faccia”, pagina Facebook con la quale ho iniziato di recente una collaborazione)

E’ davvero l’anno di Luis Muriel in cui farà finalmente fruttare il suo talento? Nonostante i tanti “è la volta buona” ricevuti da tifosi ed addetti ai lavori dopo le prime giornate, l’inizio di stagione del colombiano è in verità in linea con quello dello scorso campionato.

Già con la Sampdoria targata Walter Zenga l’ex Udinese aveva infatti trovato la via del gol (e dell’assist) con una discreta continuità, sfruttando il gioco veloce fatto di ripartenze del tecnico oggi al Wolverhampton, in tandem con il compagno di reparto Eder: quattro gol ed altrettanti assist nelle prime nove giornate. L’arrivo di Montella ed un modulo più improntato al possesso palla hanno presto intristito Muriel, tra dichiarazioni di scarso impegno da parte del mister ed il girovita che lievitava.

Ma facciamo un passo ancora più indietro: gennaio 2015, Muriel arriva a Genova per la cifra record – per il Doria – di 15 milioni. Grandi aspettative dunque, ma anche un’inattività che durava da un po’, essendo ormai ai margini del progetto della compagine friulana. Quando Mihajlovic riesce a metterlo in campo, l’inizio è promettente, però il modulo di Sinisa, sebbene nasca con l’intento di farlo partire esterno di un 4-3-3 per fargli puntare l’uomo e rientrare verso il campo (con Eder dall’altro lato ed Okaka in mezzo), lo fa giocare obiettivamente troppo lontano dalla porta per incidere davvero. Sedici le presenze ed anche qui lo score recita quattro gol e quattro assist.

Arriviamo al presente. Muriel pare già essersi inceppato, e siamo soltanto alla settima giornata. Partenza sprint, due gol e due assist. Tante le partite giocate, tra Serie A e qualificazioni per il Mondiale con viaggi intercontinentali annessi.

In verità però, è la Samp di Giampaolo ad essersi inceppata, con il 4-3-1-2 del tecnico nato a Bellinzona disinnescato dopo due partite e mezza. Tanti i complimenti ricevuti dopo le gare contro Empoli, Atalanta ed il primo tempo a Roma, ma poi il gioco della Samp – al netto degli evidenti torti arbitrali subìti contro i giallorossi ed il Milan – è iniziato a stagnare perchè “scoutizzato” dai tecnici avversari che hanno costretto i blucerchiati ad uno sterile possesso palla, obbligandoli a cercare lo sviluppo centrale della manovra salvo bloccare agevolmente le imbucate dei centrocampisti ed approfittando della scarsa vena di Alvarez e dell’appannamento che pare ormai cronico di Quagliarella. Con un modulo senza sbocchi sulle fasce per sua stessa natura, Giampaolo ha provato, come Sinisa, a far partire Muriel da sinistra per accentrarsi sul suo piede forte e puntare l’uomo: ha funzionato finchè la forma ha tenuto, poi senza l’aiuto dei compagni di reparto ha finito per perdere di efficacia.

È chiaro che le fortune della Samp e di Muriel sono legate, perchè nessuno vince da solo e la squadra attualmente non può prescindere dal suo centroavanti che deve però performare tanto quanto il suo talento gli consente. Ad oggi si addensa qualche nube di troppo sulla testa di Giampaolo dopo quattro sconfitte consecutive ed un pareggio tra le mura amiche acciuffato in extremis contro il Palermo, e chissà cosa succederà dopo il ciclo di ferro successivo alla gara di Pescara (comunque per nulla scontata): derby, Juve, Inter, Fiorentina e Sassuolo. Fatte salve le carenze in sede di calciomercato con troppi centrocampisti offensivi e pochi difensori all’altezza, in caso di cambio di guida tecnica ci sarà da capire se il modulo scelto dal nuovo mister valorizzerà l’attaccante sudamericano.

Chi scrive ritiene che sia il 4-4-2 il sistema di gioco adatto ad una squadra delle “dimensioni Samp” – ovvero che deve avere come primo obiettivo la quota salvezza dei 40 punti -, un modulo quadrato, che copre il campo, senza fronzoli e senza chissà quali orpelli tattici (chi ha detto Alvarez trequartista?), così come lo ritiene adatto a Muriel, dove possa così giocare più vicino alla porta e provare l’uno-due stretto con il compagno di reparto, vista la tecnica e la velocità di base. A scanso di equivoci, comunque, la rosa del Doria non ha oggi gli esterni per giocare con un centrocampo a quattro, adeguamento fattibile soltanto a gennaio via mercato.

E quindi? Se dovessimo obbligatoriamente dare una risposta alla domanda “sarà la stagione di Luis Muriel?” con una pistola puntata alla tempia, la nostra risposta sarebbe NO. Lo sport, il calcio, fa parlare e tacere in poche partite, anzi addirittura all’interno di una gara stessa, ed tifosi blucerchiati possono fare gli scongiuri del caso, ma la Samp ha sbagliato (di nuovo) allenatore e questo non potrà che far sottoperformare Muriel. Dal canto suo il giocatore deve dare sempre il massimo a prescindere dal mister, ma il carattere indolente mostrato in questi anni di carriera non gioca certo a suo favore. Vedremo.