Samp-Torino 1-0

“Dopo la prima vittoria in campionato da allenatore della Samp vorrei ringraziare quei mediocri giornalisti vedove del mio predecessore che volevano la mia testa fin dopo Crotone, ossia dopo UNA gara ufficiale ed hanno avvelenato i pozzi per settimane”.

Non lo dirà mai, ma dovrebbe. Se non cambiava modulo era ottuso, se lo cambia è in confusione. Provinciali e menagrami.

Ah e un consiglio da un non giornalista e non allenatore (cit) al Marchese del Grillo che ogni tanto pascola a Primocanale: “in direzione ostinata e contraria” poteva andarci solo uno; tu te lo credi, ma fai ridere.

Non è che la Samp approcci male le partite, è che le gioca tutte uguali

Non è che la Samp approcci male le partite, è che le gioca tutte uguali dal punto di vista tattico, senza considerare l’avversario che ha davanti. Di conseguenza contro alcune squadre funziona, contro altre no.

Dal 9 aprile 2017: 13 partite, 3 vittorie, 4 pareggi, 6 sconfitte. 13 punti. Media – ovviamente – di un punto a partita.

La stagione scorsa il Doria ha chiuso al decimo posto, avendo l’ottavo monte ingaggi della Serie A. Normalmente la classifica del monte ingaggi rispecchia quella finale, quindi Giampaolo non ha fatto sovraperformare la rosa a disposizione come spesso si legge in giro, ma l’ha fatta performare il giusto. Quest’anno la situazione è la medesima:

Juventus – 164 milioni
Milan – 117
milioni
Roma – 91
milioni
Inter – 82
milioni
Napoli – 81
milioni
Lazio – 62
milioni
Torino – 45
milioni
Sampdoria – 37
milioni
Fiorentina – 35
milioni
Bologna – 29
milioni
Sassuolo – 29
milioni
Atalanta – 27
milioni
Genoa – 26
milioni
Hellas Verona – 22
milioni
Udinese – 21
milioni
SPAL – 21
milioni
Cagliari – 21
milioni
Chievo Verona – 18
milioni
Benevento – 15
milioni
Crotone – 12
milioni

Qualsiasi allenatore è migliore con migliori giocatori a disposizione. L’importante poi è ottimizzarli e non farli sottoperformare.

 

11G: Samp-Inter 1-0

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Una buona, a tratti ottima Samp vince una partita che è una vera e propria boccata d’ossigeno per la classifica contro un’Inter che sotto il piano del gioco e della volontà è una delle peggiori squadre che abbiamo visto fin qui. Non a caso il Doria chiude la gara senza subìre gol: non gli succedeva da Empoli, ad agosto, contro i toscani che ad oggi hanno il peggior attacco della Serie A.

Si inizia in classico stile blucerchiato, con i primi 20-30 minuti fatto di pressing alto, linee compatte e possesso palla. E’ però la presenza di Bruno Fernandes al posto di Alvarez a fare sì che la manovra sia incisiva e non sterile, come già successo nel derby quando l’ex-Udinese ha giocato la sua prima gara da titolare. Grazie alle imbucate del portoghese (ed all’Inter che lascia palla scoperta consentendogli di puntare l’area di rigore) Muriel e Quagliarella hanno già prima del vantaggio un paio di ghiottissime occasioni che falliscono miseramente. Il primo calcia fuori di sinistro praticamente a tu per tu con il portiere quando metà stadio era già pronto ad esplodere per esultare, il secondo che ormai manca di brillantezza atletica si fa rimontare dai difensori.

Il gol è per una volta la logica conseguenza di quello che il campo ha espresso, bravo stavolta Quagliarella a girare alle spalle di Handanovic il tocco di Linetty servito dal solito Fernandes. La reazione degli ospiti? Un tiro velleitario di Candreva da 20-25 metri, disinnescato in angolo da Puggioni senza patemi.

Nel secondo tempo i blucerchiati lasciano tranquillamente il pallino del gioco ai nerazzurri, che producono davvero poco se non qualche azione di confusione soprattutto nel finale quando con un rimpallo fortunoso colpiscono la traversa che per la Samp sarebbe davvero stata una beffa ma che ancora una volta avrebbe messo a nudo il limite di non capitalizzare le occasioni avute. Tanti infatti i contropiedi sprecati nella ripresa, o per errori concettuali nell’ultimo passaggio come un tocco di Muriel in profondità per un Quagliarella stanchissimo, o sempre il colombiano che sbaglia il lato dell’ultimo dribbling, o ancora Budimir che calcia debolmente su Handanovic in uscita.

La Samp smette la partenza dell’azione dai difensori ed è spesso Puggioni a cercare il lancio lungo, cosa impensabile fino a due o tre giornate fa:

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Gli attacchi si sono concentrati soprattutto sul sul centro-destra, grazie anche alla prova monumentale di Barreto, ovunque per coprire le avanzate di Sala o lo svariare a tutto campo di Fernandes. Sempre ottimi anche i suoi compagni di reparto Torreira e Linetty, con un’altra gara totale, ormai delle certezze.

L’Inter prova ad attaccare con Eder e Candreva, soprattutto con quest’ultimo dal lato di Regini, ma il nostro capitano finisce la gara senza essere stato messo davvero in difficoltà dal suo avversario diretto come invece gli capita nove volte su dieci, anche perchè è spesso in inferiorità numerica. Ecco, i milanesi hanno preparato talmente bene la partita, evidentemente, che non mettono a nudo i limiti del modulo di Giampaolo, come invece altre squadre. De Boer non ha fatto i compiti a casa, o semplicemente ai giocatori frega poco perchè non si è mai vista l’Inter avere quel fuoco dentro che devi trovare per provare la rimonta. Così per una volta Silvestre e Skriniar possono dire di aver partecipato ad un clean sheet del loro portiere.

Alla fine sarà l’Inter a chiudere con il maggior possesso palla (56% a 44%), dato figlio di come la gara si è incanalata dopo il gol. Baricentro Samp più arretrato rispetto all’aversario, segno anche qui di rottura con il passato, si attende il dirimpettaio quando è il momento, senza presunzione, allungando la squadra cercando il lancio alungo per agire di rimessa:

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E quindi? Giampaolo ha impostato la settimana del turno infrasettimanale, che includeva tre difficili partite, nel modo corretto: titolari nel derby, gara “da vincere” in quanto tale; turnover a Torino, dove se giochi dieci volte forse porti a casa un pareggio; di nuovo i migliori undici contro un’Inter piena di problemi. Sei punti in tre partite ma soprattutto alcuni piccoli ma significativi passi indietro rispetto al suo credo sul possesso palla a prescindere, senza dimenticare la promozione di Fernandes, il vero ago della bilancia di queste due vittorie.

9G: Samp-Genoa 2-1

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La Samp torna a vincere una partita dal 28 agosto (!) e lo fa in una delle due gare più importanti per la città di Genova, il derby della Lanterna (l’altra ovviamente è la stracittadina di ritorno). I blucerchiati scendono in campo da sfavoriti, ma a noi poco ci piace usare quei luoghi comuni che definiscono i derby partite a parte, dove la classifica ed i valori in campo si azzerano. Il Doria ha vinto perchè finalmente ha giocato da squadra che una volta si sarebbe definita “operaia”, ma che oggi non va più di moda perchè se non fai possesso di palla fin dalla tua area di rigore non sei nessuno.

E’ proprio questo che salta agli occhi: il Genoa vince il dato sul possesso con il 63%, ma come scrivevamo una settimana fa, chi l’ha detto che tenere palla vuol dire giocare bene se poi sei sterile come la Samp delle ultime sei giornate? La gara si può dividere in quattro spezzoni: i primi 20 minuti in cui sono gli uomini di Giampaolo ad essere più pericolosi, trovando il vantaggio; poi è il Genoa a salire in cattedra fino all’intervallo, con il pareggio e la Samp che rincula pericolamente all’indietro; il primo quarto d’ora della ripresa di nuovo appannaggio doriano con il (fortunoso) 2-1; l’ultima mezz’ora in cui i rossoblu attaccano in maniera confusa ed i blucerchiati che controllano abbastanza agevolmente, rendendosi pericolosi in contropiede.

Tornando al discorso del possesso palla, finalmente Giampaolo ordina ai suoi di cercare più concretezza che ghirigori. Più lanci lunghi, anche direttamente dal portiere (invito ad andare a vedere lo stesso grafico della partita di Pescara):

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Muriel stavolta parte da destra (si può vedere anche dalla maggioranza di linee blu in quella zona del campo), cercando di costringere Laxhalt ad aiutare Orban e non spingere troppo. Dieci gli attacchi portati da quella parte, contro i cinque centrali ed i tre a sinistra. Il colombiano è in serata di grazia ed oltre al gol impegna praticamente da solo tutta la retroguardia di Juric (in tribuna, squalificato). Quagliarella invece ci mette tanto impegno, ma spesso pasticcia: fornisce l’assist per l’1-0 di Muriel, si procura e sbaglia il rigore. Al contrario di Alvarez, Bruno Fernandes porta non solo quantità ma pure qualità, ed è tutta la manovra a beneficiarne. E’ chiaro che al portoghese è stato chiesto più sacrificio in fase di non possesso, ed in questo è sicuramente più adatto di Alvarez. L’ex-Inter entra al 68mo, ed il suo impatto sulla partita è avvilente. Non per forza dobbiamo prendercela con lui come invece parebbe – visto che lo critichiamo sempre -, ma nel ruolo la Samp è ricchissima e non si capisce perchè insistere oltre ogni ragionevole dubbio.

Altro dato in controtendenza con il passato la differenza tra il baricentro delle due squadre, con la Samp che non “vince” in larga misura per quel che concerne l’altezza della squadra, segno che abbiamo aspettato di più l’avversario, restando comunque compatti in lunghezza:

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In difesa continuano i dolori. Regini e/o Skriniar sono spesso identificati come colpevoli, ma assolutamente non siamo di questo avviso: è tutta la fase difensiva ad essere poco efficace. Fin dal primo minuto ogni volta che il Genoa supera la metacampo si vede un Doria messo male, con i suoi interpreti ad andare in affanno, più impegnati a cercare di tenere la linea alta che a fare i difensori in senso stretto. Regini è spesso in mezzo alla morsa di Izzo ed Edenilson (22 le combinazioni di passaggi tra i due). Siamo alle solite, con il 4-3-1-2 che presta il fianco a troppe superiorità numeriche sulle fasce se il movimento dei centrocampisti non è congruo ad aiutare i difensori. Non è un caso che nel finale Pavoletti può colpire tranquillamente due volte di testa con Sala preso in mezzo ed incerto tra il chiudere sull’attaccante o tenere l’uomo che arriva sulla destra (ad azioni concluse si vede l’ex-Hellas sbracciare per richiamare l’attenzione di compagni e tecnico). Sul gol subìto Rigoni è solo a due metri dalla linea di porta perchè nessuno cerca con lui il contatto fisico per tenerselo dietro e poter intervenire; il contatto è solo visivo, come predica Giampaolo.

Non hanno convinto del tutto i cambi: se Fernandes magari non ne aveva più dato che era la sua prima gara da titolare, l’entrata di Alvarez come già detto ha fatto rimpiangere il non giocare in dieci. Il dribbling tentato nel finale al limite della propria area da Palombo entrato al posto di Torreira (grintosa la sua gara, ma ha patito la fisicità del centrocampo rossoblu) poteva costare carissimo, e si trattava dell’esordio stagionale: era il caso? Idem per l’esordio di Djuricic, ma per lo meno è sembrato quello più sul pezzo con i blucerchiati che passano ad un conservativo 4-5-1. Praet e Cigarini meritavano magari più considerazione, non fosse altro perchè fin qui hanno fatto maggiormente parte del progetto.

Un plauso finale per le prove monstre di Linetty e Barreto, impegnati in un lavoro oscuro di recupero, tenuta della posizione e degli equilibri che non risalta agli occhi, di un Silvestre gladiatorio che in settimana non si era praticamente allenato causa guai fisici e di un Puggioni che dopo due anni torna a giocare una gara da titolare in Serie A, nella sua città, con la maglia della squadra del cuore.

E quindi? La Samp è tornata alla vittoria nel momento stesso in cui Giampaolo ha messo da parte una buona fetta del suo credo calcistico che fino ad ora aveva mostrato qui a Genova, svestendo il possesso palla che inizia fin dal portiere per cercare più concretezza. Non scordiamoci però che degli ultimi tre gol realizzati due sono arrivati da goffe autoreti. In difesa invece si continuano a vedere i soliti difetti che, insistiamo, non necessariamente sono imputabili ai singoli, ma al modulo.