Non è che la Samp approcci male le partite, è che le gioca tutte uguali

Non è che la Samp approcci male le partite, è che le gioca tutte uguali dal punto di vista tattico, senza considerare l’avversario che ha davanti. Di conseguenza contro alcune squadre funziona, contro altre no.

Dal 9 aprile 2017: 13 partite, 3 vittorie, 4 pareggi, 6 sconfitte. 13 punti. Media – ovviamente – di un punto a partita.

La stagione scorsa il Doria ha chiuso al decimo posto, avendo l’ottavo monte ingaggi della Serie A. Normalmente la classifica del monte ingaggi rispecchia quella finale, quindi Giampaolo non ha fatto sovraperformare la rosa a disposizione come spesso si legge in giro, ma l’ha fatta performare il giusto. Quest’anno la situazione è la medesima:

Juventus – 164 milioni
Milan – 117
milioni
Roma – 91
milioni
Inter – 82
milioni
Napoli – 81
milioni
Lazio – 62
milioni
Torino – 45
milioni
Sampdoria – 37
milioni
Fiorentina – 35
milioni
Bologna – 29
milioni
Sassuolo – 29
milioni
Atalanta – 27
milioni
Genoa – 26
milioni
Hellas Verona – 22
milioni
Udinese – 21
milioni
SPAL – 21
milioni
Cagliari – 21
milioni
Chievo Verona – 18
milioni
Benevento – 15
milioni
Crotone – 12
milioni

Qualsiasi allenatore è migliore con migliori giocatori a disposizione. L’importante poi è ottimizzarli e non farli sottoperformare.

 

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Diciamo no alle vedove di Cassano

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Per mancanza di tempo (e di stimoli verso il calcio italiano in generale) il blog non è più stato aggiornato, ma vista la rescissione contrattuale di Cassano ripropongo un mio pezzo per Calcio in Faccia datato 19 ottobre 2016:

Antonio Cassano non è più un giocatore di calcio da Serie A, e non lo è da qualche anno. Tutto il resto è un problema solo ed esclusivamente creato dal presidente della Sampdoria Massimo Ferrero. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

Quel che fu Fantantonio torna alla Samp all’inizio della stagione 2015-16 quando il Viperetta lo impone a Walter Zenga, dopo che il Doria viene brutalmente eliminato dal Vojovodina al primo turno dei preliminari di Europa League. Zenga fin lì non aveva voluto sentire parlare di Cassano, ma quell’eliminazione lo mette in una posizione di debolezza e deve accettare il nuovo arrivo. Il barese non giocava da almeno nove/dieci mesi, dalla rescissione con il Parma. Si presenta in condizioni fisiche che il Gordo di Madrid era una silhouette. Una buona fetta del pubblico blucerchiato (convinta, insieme a Ferrero, di avere un’ottima squadra che Zenga non è in grado di guidare) va in brodo di giuggiole, dimenticando come finì qualche anno prima.

Breve flashback. Giunge dalla Spagna nel 2007, grazie ad un colpaccio di Marotta (in pratica lo affitta a costo zero) e per il livelli di una squadra come la Samp inizia a disegnare calcio per Mazzarri, perché come spesso gli accade i primi tempi in una nuova squadra sono una bella luna di miele. Arriva poi Gigi Del Neri, con cui ebbe già screzi a Roma, e dopo – guardacaso – un Samp-Bari molto sottotono dà in pratica dei “mangiamerda” ai Doriani con la famosa frase sulla Nutella per qualche fischio di troppo a fine gara. Ci mette pochi mesi a mandare il nuovo mister a quel paese. I tifosi inghiottono, dandogli dunque ragione in maniera implicita, e si schierano con il giocatore, ma il mister lo mette momentaneamente fuori squadra con la scusa ufficiale di qualche problema fisico. I risultati arridono al tecnico friulano, così la tifoseria deve abbassare la cresta. Nella finestra di mercato di gennaio 2010 Marotta lo ha virtualmente ceduto alla Fiorentina, ma lo scomparso Riccardo Garrone, allora Presidente, scavalca il suo direttore sportivo e blocca tutto. Perdonato, Cassano torna e dà comunque una grossa mano per il quarto posto finale.

Marotta se ne va, Del Neri pure, arriva Mimmo Di Carlo la situazione va a sud nel volgere di pochi mesi. Eliminazione al preliminare di Champions League, i primi risultati in campionato sono discreti ma quell’eliminazione brucia, Giampaolo Pazzini se ne vuole andare all’Inter ingolosito dall’ingaggio offerto ed ottiene la cessione a gennaio. Da lì a poco sarà Garrone ad essere insultato pesantemente da Cassano davanti a tutto lo spogliatoio, reo (!) di aver insistito con il giocatore sull’andare a ritirare il premio in una serata in suo onore presso un club blucerchiato (avesse chiesto di farsi 100 giri di campo…). Inevitabile la sua cessione, pagando quasi il Milan per prenderlo, e lui raggiante alla prima conferenza stampa dichiara che, se l’avesse saputo che sarebbe diventato rossonero, avrebbe sparato “a fare in culo” Garrone ben prima. La Samp retrocede tristemente dopo il quarto posto della stagione precedente.

Gli anni passano, e dopo essere stato scaricato da tutte le squadre, manifesta amore eterno per la Samp e dice di ritenere Genova la sua vera casa. Ferrero, da buon conoscitore dei media e della vita (ma profano di calcio) “regala ai tifosi” il barese. In campo è perennemente anticipato e non dà nulla alla causa. Semplicemente, come scrivevamo all’inizio, non è più un giocatore da Serie A. “Eh ma farlo giocare solo da fermo, ti manda in porta” si sente nei dintorni di Marassi, e non solo. Peccato che la palla non riesca più a farsela arrivare. Tra Zenga e Montella non incide, spesso è in panchina, e non è il suo mestiere entrare a gara in corso, perché può farlo tre volte, poi alla quarta litigherà con il mister perché vuole partire dall’inizio. Non stiamo inventando, è la sua carriera a dirlo.

Dopo il disastroso derby del ritorno nell’ultima stagione è il braccio destro di Ferrero, Romei, a finire sparato sempre a quel paese. Finisce ancora fuori rosa, la Samp è di nuovo disposta a pagare per toglierselo dai piedi, ma lui rifiuta la rescissione (onerosa) e vuole essere reintegrato. Si allena a parte, chiede di essere riaggregato alla squadra almeno due giorni a settimana. Ferrero dice no, ma i tifosi – visti i risultati della squadra – iniziano a “mugugnare”(termine genovese che sta per brontolare, ndr), ammesso che abbiano mai smesso di considerare Cassano un giocatore che fa ancora la differenza. A scanso di equivoci, Cassano non potrà essere schierato in campo prima della riapertura delle liste dei 25 giocatori depositata in Lega, a Gennaio 2017.

E quindi? Chi è causa del suo mal pianga se stesso, dicevamo all’inizio, ed a Ferrero ben gli sta dopo averlo imposto a Zenga. Ed anche ad una parte di tifoseria, quella che ha sempre sostenuto Cassano a dispetto dei Santi. Basta Cassano. Guardate avanti.

10G: Juve-Samp 4-1

Bastano dieci minuti alla Juventus per regolare la solita Sampdoria, vittima come sempre dei suoi difetti strutturali ancor prima che dell’avversario.

Giampaolo decide un corposo turnover in tutti i reparti, difesa esclusa, dove le scelte sono obbligate fin da agosto. Nei primi dieci minuti abbiamo la summa della stagione blucerchiata. Primo affondo di Cuadrado, Regini è agevolmente saltato, cross in area dove Mandzukic può tranquillamente appoggiare in porta di testa da due passi. Il difensore più vicino è ad un paio di metri, dal replay si possono ammirare i Doriani guardare il pallone e non l’uomo, come da dettami del loro mister. Seguono una manciata di calcio d’angolo in cui il terrore scorre copioso nell’area Samp, e quando è Chiellini ad impattare il pallone per il 2-0 sono lui ed un compagno ad avere l’imbarazzo della scelta su chi deve colpire, visto che la marcatura a zona dei difendenti glielo permette:

juventus-sampdoria

Ribadiamo, forse non è abbastanza chiaro il concetto. Difesa a zona, situazione statica da calcio d’angolo. Regini salta, da fermo, contro Chiellini e Manzukic che arrivano da dietro in terzo tempo. Tutti gli altri a guardare. Semplicemente non siamo in grado di attuare certe soluzioni, fino a prova contraria, se il talento latica, servirebbe qualcosa di più semplice, come una marcatura, per (cercare di) limitare i danni.

Inutile recriminare sul turnover (o dire come gli antijuventini che “la Samp si è scansata”), è giusto che con un impegno ravvicinato si debba pensare a quello più abbordabile, ed in questo caso quello con l’Inter a Marassi lo è. Quello che deve preoccupare è vedere sempre le stesse problematiche: ogni volta che l’avversario attacca la retroguardia va in affanno, e questo che si chiami Juventus, Cagliari, Bologna o Pescara. Attualmente siamo la terza difesa più battuta del campionato, e non può che essere un campanello d’allarme molto preoccupante.

In fase offensiva le cose si può dire che continuano a funzionare a strappi, ma qualcosa si vede anche senza Muriel, tanto che ad un certo punto si va anche sull’1-2 grazie ad una buonissima azione con Praet che trova pronto Schick a battere Neto, e già in precedenza era stato Budimir a sfiorare il gol, con Schick a trattare bene un pallone sulla sinistra che premia l’inserimento di Praet che serve proprio l’ex-Crotone la conclusione, deviata, fuori di poco. Azioni ben congeniate in cui manca un nome, quello del titolarissimo Alvarez, sopravvissuto al turnover: quando c’è incisività vuol dire che lui non ne è coinvolto. Il belga e Schick meriterebbero sicuramente più spazio, proprio al posto dell’argentino e del Quagliarella visto fin qui. Cigarini invece è parso quello che temevamo alla vigilia del campionato, ossia un giocatore sulla via del tramonto come lo stesso Quagliarella, e forse ci dicevamo non a torto che se l’Atalanta (non il Real Madrid…) l’aveva dato via così a cuor leggero forse qualcosa voleva dire.

Al di là degli uomini, torniamo a ribadire che i difetti di questa squadra sono strutturali. Inutile diventare rindondanti sul modulo, analizzare baricentri o ampiezze quando perdi con uno scarto di tre reti. Concentriamoci un attimo sulla conferenza stampa post partita. Giampaolo ha detto che in pratica abbiamo regalato i quattro gol, e che sul 2-1 potevamo fare di più – qualcuno gli dica che ha perso 4-1 con una Juve che non ha forse neppure innescato la terza marcia, e che quando ha voluto affondare, ha segnato. In particolare: “Sul secondo gol eravamo completamente fuori dallo specchio della porta, abbiamo fatto un errore clamoroso, loro erano tutti sul palo lungo, noi eravamo con cinque giocatori fuori dal primo palo, posizionamento sbagliato. Nel secondo gol siamo stati fermi, anche lì abbiamo commesso un errore clamoroso che si poteva evitare”. Probabilmente crede di allenare Alaba, Xavi Alonso, Boateng ed Hummels. Tocca, forse, entrare meglio nella parte e capire di iniziare a fare di necessità virtù perchè è impensabile continuare ad insistere su certi movimenti e soluzioni tattiche che il poco talento degli uomini a sua disposizione non permettono di applicare. Questa si chiama presunzione, oppure ottusità, fate voi. Siamo però abbastanza certi che non tornerà sui suoi passi, perchè questo dice la sua carriera (!). L’errore sta a monte, e sapete benissimo qual’è.

E quindi?  Domenica c’è l’Inter, quella che all’undicesima giornata è la madre di tutte le partite, altro che derby. Perchè dopo c’è la sosta per le Nazionali, e con quindici giorni davanti potrebbe accadere quello che il gol di Bruno Fernandes al 94mo contro il Palermo ha solo rimandato.

9G: Samp-Genoa 2-1

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La Samp torna a vincere una partita dal 28 agosto (!) e lo fa in una delle due gare più importanti per la città di Genova, il derby della Lanterna (l’altra ovviamente è la stracittadina di ritorno). I blucerchiati scendono in campo da sfavoriti, ma a noi poco ci piace usare quei luoghi comuni che definiscono i derby partite a parte, dove la classifica ed i valori in campo si azzerano. Il Doria ha vinto perchè finalmente ha giocato da squadra che una volta si sarebbe definita “operaia”, ma che oggi non va più di moda perchè se non fai possesso di palla fin dalla tua area di rigore non sei nessuno.

E’ proprio questo che salta agli occhi: il Genoa vince il dato sul possesso con il 63%, ma come scrivevamo una settimana fa, chi l’ha detto che tenere palla vuol dire giocare bene se poi sei sterile come la Samp delle ultime sei giornate? La gara si può dividere in quattro spezzoni: i primi 20 minuti in cui sono gli uomini di Giampaolo ad essere più pericolosi, trovando il vantaggio; poi è il Genoa a salire in cattedra fino all’intervallo, con il pareggio e la Samp che rincula pericolamente all’indietro; il primo quarto d’ora della ripresa di nuovo appannaggio doriano con il (fortunoso) 2-1; l’ultima mezz’ora in cui i rossoblu attaccano in maniera confusa ed i blucerchiati che controllano abbastanza agevolmente, rendendosi pericolosi in contropiede.

Tornando al discorso del possesso palla, finalmente Giampaolo ordina ai suoi di cercare più concretezza che ghirigori. Più lanci lunghi, anche direttamente dal portiere (invito ad andare a vedere lo stesso grafico della partita di Pescara):

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Muriel stavolta parte da destra (si può vedere anche dalla maggioranza di linee blu in quella zona del campo), cercando di costringere Laxhalt ad aiutare Orban e non spingere troppo. Dieci gli attacchi portati da quella parte, contro i cinque centrali ed i tre a sinistra. Il colombiano è in serata di grazia ed oltre al gol impegna praticamente da solo tutta la retroguardia di Juric (in tribuna, squalificato). Quagliarella invece ci mette tanto impegno, ma spesso pasticcia: fornisce l’assist per l’1-0 di Muriel, si procura e sbaglia il rigore. Al contrario di Alvarez, Bruno Fernandes porta non solo quantità ma pure qualità, ed è tutta la manovra a beneficiarne. E’ chiaro che al portoghese è stato chiesto più sacrificio in fase di non possesso, ed in questo è sicuramente più adatto di Alvarez. L’ex-Inter entra al 68mo, ed il suo impatto sulla partita è avvilente. Non per forza dobbiamo prendercela con lui come invece parebbe – visto che lo critichiamo sempre -, ma nel ruolo la Samp è ricchissima e non si capisce perchè insistere oltre ogni ragionevole dubbio.

Altro dato in controtendenza con il passato la differenza tra il baricentro delle due squadre, con la Samp che non “vince” in larga misura per quel che concerne l’altezza della squadra, segno che abbiamo aspettato di più l’avversario, restando comunque compatti in lunghezza:

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In difesa continuano i dolori. Regini e/o Skriniar sono spesso identificati come colpevoli, ma assolutamente non siamo di questo avviso: è tutta la fase difensiva ad essere poco efficace. Fin dal primo minuto ogni volta che il Genoa supera la metacampo si vede un Doria messo male, con i suoi interpreti ad andare in affanno, più impegnati a cercare di tenere la linea alta che a fare i difensori in senso stretto. Regini è spesso in mezzo alla morsa di Izzo ed Edenilson (22 le combinazioni di passaggi tra i due). Siamo alle solite, con il 4-3-1-2 che presta il fianco a troppe superiorità numeriche sulle fasce se il movimento dei centrocampisti non è congruo ad aiutare i difensori. Non è un caso che nel finale Pavoletti può colpire tranquillamente due volte di testa con Sala preso in mezzo ed incerto tra il chiudere sull’attaccante o tenere l’uomo che arriva sulla destra (ad azioni concluse si vede l’ex-Hellas sbracciare per richiamare l’attenzione di compagni e tecnico). Sul gol subìto Rigoni è solo a due metri dalla linea di porta perchè nessuno cerca con lui il contatto fisico per tenerselo dietro e poter intervenire; il contatto è solo visivo, come predica Giampaolo.

Non hanno convinto del tutto i cambi: se Fernandes magari non ne aveva più dato che era la sua prima gara da titolare, l’entrata di Alvarez come già detto ha fatto rimpiangere il non giocare in dieci. Il dribbling tentato nel finale al limite della propria area da Palombo entrato al posto di Torreira (grintosa la sua gara, ma ha patito la fisicità del centrocampo rossoblu) poteva costare carissimo, e si trattava dell’esordio stagionale: era il caso? Idem per l’esordio di Djuricic, ma per lo meno è sembrato quello più sul pezzo con i blucerchiati che passano ad un conservativo 4-5-1. Praet e Cigarini meritavano magari più considerazione, non fosse altro perchè fin qui hanno fatto maggiormente parte del progetto.

Un plauso finale per le prove monstre di Linetty e Barreto, impegnati in un lavoro oscuro di recupero, tenuta della posizione e degli equilibri che non risalta agli occhi, di un Silvestre gladiatorio che in settimana non si era praticamente allenato causa guai fisici e di un Puggioni che dopo due anni torna a giocare una gara da titolare in Serie A, nella sua città, con la maglia della squadra del cuore.

E quindi? La Samp è tornata alla vittoria nel momento stesso in cui Giampaolo ha messo da parte una buona fetta del suo credo calcistico che fino ad ora aveva mostrato qui a Genova, svestendo il possesso palla che inizia fin dal portiere per cercare più concretezza. Non scordiamoci però che degli ultimi tre gol realizzati due sono arrivati da goffe autoreti. In difesa invece si continuano a vedere i soliti difetti che, insistiamo, non necessariamente sono imputabili ai singoli, ma al modulo.

8G: Pescara-Samp 1-1

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L’ennesimo rigore parato da Viviano salva la Samp da una probabile sconfitta dopo aver giocato per tutto il secondo tempo in superiorità numerica. Otto punti in altrettante partite, ma due nelle ultime sei: se non vinci in casa con il Palermo ed a Pescara contro avversari in 10 per metà gara (e già imbottiti di rincalzi viste le assenze), quando vinci allora?

Canovaccio tattico che ricalca le altre prestazioni della squadra di Giampaolo, con tanto sterile possesso palla. Alla fine sarà 77% la percentuale del tempo in cui il Doria ha tenuto in mano il pallino del gioco, con 508 passaggi completati contro i 188 degli abruzzesi. Peccato che alla fine risulti Viviano il portiere che ha dovuto compiere gli interventi più decisivi e che il nostro gol è arrivato su un’autorete abbastanza goffa. Come il Pescara ha impostato la partita lo si vede fin dalle prime battute, con tutti ed undici gli effettivi dietro la linea del pallone e la sfera nei piedi di Silvestre o Skriniar. Inizia il giropalla, è il turno di Linetty (migliore in campo tra i blucerchiati), poi di Torreira soprattutto, torna Alvarez ed un altro tocco, ma palle pericolose in area per gli attaccanti non ne arrivano. La solita assenza di incisività, Quagliarella è perennemente anticipato e Budimir può solo provare un paio di conclusioni da fuori area, con l’avversario diretto che diligentemente gli concede il sinistro (Budimir avrà anche un buono spunto in area, ma sempre con il sinistro che Bizzarri controlla). Il croato chiuderà come il doriano con più metri percorsi.

Quando il Pescara recupera palla e riparte, basta che sposti la palla sull’esterno per creare superiorità numerica. Niente di trascendentale: attaccante che punta il difensore, surplace in attesa del compagno, arriva il terzino in sovrapposizione non seguito nè dall’esterno di centrocampo che nel modulo di Giampaolo non esiste nè da uno dei tre centrali di centrocampo, cross e difesa in difficoltà. Talmente banale – in questo calcio che se non fai possesso palla evidentemente non sei nessuno – da risultare tremendamente efficace.

L’espulsione di Coda dovrebbe cambiare il corso della gara, invece non succede nulla. La Samp continua ad infrangersi contro il 4-4-1 di Oddo, i quattro di centrocampo fanno densità in mezzo e questo è lo “sviluppo” della manovra blucerchiata:

PESSAMP secondo tempo.png

Alla fine saranno 28 le azioni offensive sviluppate centralmente, contro le 5 a destra e le 8 a sinistra. Il paradosso è che il Pescara riesce a rendersi pericoloso anche con l’uomo in meno, tanto che Bahebeck mette più di una volta in difficoltà Sala tanto da trovare un generoso rigore (anzi possiamo pure dire inventato) neutralizzato da San Emiliano da Fiesole, al quinto rigore parato da agosto 2015 su 11 fronteggiati, primo per distacco in tutti i maggiori campionati europei.

La Samp è davvero pericolosa soltanto dopo il novantesimo, quando più per disperazione che per tattica o tecnica scheggia la traversa con Torreira e costringe i padroni di casa ad un salvataggio sulla riga, ma il Pescara non ruba nulla nel portare a casa un pareggio, anzi. Chi ha detto che giocare bene – ma soprattutto per meritare di vincere – vuol dire fare possesso palla?

Inutile dilungarsi sull’analizzare altri dati come fatto nelle precedenti puntate di questo blog, il provare a leggere la partita in modo diverso rispetto alle solite cronache o pagelle che si leggono su centinaia di siti. Certo, il baricentro è stato di nuovo alto, la squadra compatta, sempre più dell’avversario, ma suona sempre più rindondante il farlo notare se i risultati sono questi.

Come avevamo scritto nel post Samp-Palermo, il gioco di Giampaolo è stato disinnescato dopo due partite e mezza: è dal secondo tempo di Roma che gli avversari sanno come fermarlo ed essere poi pericolosi dall’altra parte. Qui non si tratta a nostro avviso di chi gioca o meno, inutile dire “dovrebbe giocare X al posto di Y”, un allenatore ha il polso dei suoi uomini tutta la settimana mentre noi li vediamo soltanto nell’arco dei 90 minuti se non meno. Non credo ci sia del masochismo nello scegliere Alvarez al posto di Praet o Budimir al posto di Schick, o ancora un Quagliarella impresentabile sempre… presentato. Il problema è questo modulo e questo modo di intendere il calcio che cozza assolutamente contro gli obiettivi di una squadra come il Doria, che ha come obiettivo i 40 punti, non importa come. Oggi però, come ha detto Gigi Cagni in una recente intervista, se non vendi al Presidente di turno un gioco fatto di possesso palla fin dai difensori senza rilanci del portiere, non vieni preso in considerazione.

E quindi? Calendario alla mano, si potrebbe non fare punti per un bel po’. Alla fine o nel mezzo delle prossime quattro/cinque partite (derby, Juve, Inter, Sassuolo, Fiorentina) si imporranno forse delle scelte, ed in caso di avvicendamento alla guida tecnica toccherà virare su un altro amante dei trequartisti, visto che la rosa ne è piena – mentre difetta completamente in ali. Oppure fare di necessità virtù ed arrivare al mercato di gennaio, se si volesse un cambio anche tattico. Giampaolo non era l’allenatore giusto per la Samp, come non lo erano Zenga* e Montella. Ferrero ha dunque sbagliato il terzo mister su tre. Ne prenda atto.

*: Zenga, considerato da tutti un allenatore mediocre quale probabilmente è, ha avuto come media punti a partita 1.3 contro gli 1 di Giampaolo e lo 0.8 di Montella, semplicemente perchè fautore di un gioco più pragmatico, ottimizzato per il talento complessivo che può presentare una squadra come la Samp, il buon vecchio palla lunga e pedalare volto a sfruttare la velocità di Muriel ed Eder. Giampaolo viene considerato uno “scienziato del calcio” (?), ma questo è il suo curriculum:

2006-2007 Cagliari
2008-2009 Siena
2010-2011 Catania
2011 Cesena
2013 Brescia
2014-2015 Cremonese
2015-2016 Empoli

Mai due stagioni nello stesso posto, esoneri, e Cremonese in Lega Pro prima di lavorare sui principi di Sarri ad Empoli. Se è scienzato, è pure incompreso.

7G: Samp-Palermo 1-1

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Una prodezza di Bruno Fernandes evita a tempo scaduto la quinta sconfitta consecutiva ad una Samp ancora una volta sterile e spuntata. Il Palermo è stato davvero a pochi secondi dal portare a casa tre pesantissimi punti in ottica salvezza effettuando un solo tiro in porta, ma non sta scritto da nessuna parte che una mole enorme di passaggi, di tocchi e controtocchi debba necessariamente essere un bene, anzi.

Il Doria rivince ancora l’ormai stucchevole dato sul possesso palla (54-46) e quello dei passaggi (369 su 456 tentati contro 300 su 393), ma è emblematico il fatto che i rosanero hanno controllato senza mai essere davvero in affanno, tanto che Posavec non è praticamente mai stato impegnato oltre l’ordinaria amministrazione. Si sprecano ancora una volta le imbucate errate, i tiri da fuori area che non centrano lo specchio a cui stavolta abbiamo aggiunto una notevole quantità di cross errati:

fourfourtwo2

Al contrario della gara di Cagliari (in cui potete trovare la mappa dei passaggi offensivi qui) questa volta Giampaolo ha provato a giocare di più sulle corsie laterali, da una parte allargando Muriel sulla sinistra con l’istruzione per il colombiano di puntare l’uomo tentando di rientrare per esplodere il destro, dall’altra confidando sul rientro di Sala, oggi però disastroso al cross. Purtroppo allargare Muriel ha portato a perdere un uomo in mezzo, così che la solita passività di Quagliarella ha allentato la pressione sui centrali di difesa ospiti.

Samp in pressing furibondo per mezz’ora, ma alla settima partita iniziamo a pensare che forse sia soltanto uno spreco di energie fisiche (e mentali, perchè no) se questo, non di certo contro una corazzata, produce due tiri in porta, uno da fuori area ed uno sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Restiamo una delle squadre che recuperano più palle nella trequarti avversaria della Serie A, ed ancora una volta il dato è giustificato dal giocare molto alti:

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Abbastanza evidente dai grafici come le due squadre abbiano tenuto il campo, ma se tutta questa montagna di gioco ha prodotto il classico topolino sotto forma di un punto agguantato a tempo scaduto, qualche domanda è lecita.

Solita partita vogliosa ma assolutamente negativa per Alvarez: si muove tanto, cerca il fraseggio, ma non incide mai, tra errori nell’ultimo passaggio o dribbling sbagliati. Scriviamo che ha giocato con voglia per non passare per prevenuti, siamo tra quelli (?) che ritengono una vigliaccata la sua riconferma con la firma di un triennale voluta da Montella a pochi giorni dal suo addio direzione Milano, però per quanto ci riguarda speriamo questa sia stata la prova definitiva per il mister che non è un giocatore su cui puntare. Buona la gara del trio centrale Torreira-Barreto-Linetty che torna ad essere quello di inizio campionato dopo la squalifica di Barreto ed il tentativo non troppo fortunato di inserire Cigarini a dettare i tempi.

E’ Bruno Fernandes l’eroe di giornata, così come lo poteva essere in Sardegna. In tempi non sospetti scrivevamo questo, ribadendolo a costo di essere rindondanti:

il 16 agosto è arrivato Bruno Fernandes dall’Udinese, in prestito con obbligo di riscatto. A mio avviso grande presa (ho ancora negli occhi la gara Udinese-Napoli dominata da Fernandes, partita che ha segnato l’addio ai sogni di Scudetto dei partenopei), presumibilmente è il vero sostituto di Soriano.

Soriano è sempre stato ritenuto da chi scrive un giocatore indolente con troppe pause, però quegli 8-10 gol li garantiva, da centrocampista. Il capitano dell’Under-21 portoghese ha le stimmati per essere quell’uomo che grazie ai suoi inserimenti può creare quella superiorità in qualche zona del campo di cui questo modulo ha bisogno, perchè in troppi sembrano giocare per fare il compitino spiegato dall’allenatore in settimana, non osando lo spunto personale provando invece il solito innocuo tocchetto rasoterra al compagno. Non vorremmo che fosse proprio questo il problema per Fernandes, ossia essere visto da Giampaolo come uno che non rispetta le direttive.

Sul gol subìto malissimo il lato destro, con Sala che sbaglia un facile alleggerimento che regala una rimessa a centrocampo al Palermo; invece di rientrare, lo si vede abbassare la testa ripensando all’errore, mentre Barreto non arretra a coprire il compagno. Per gli ospiti è facile lanciare un uomo in profondità, Aalesami, che mette in mezzo quello che pare un innucuo cross, ma Skriniar viene sorpreso dalla palla arretrata e sbaglia l’intervento, così Nestorovski appoggia comodamente in rete. Errore di Skriniar, ancora? Sarà, ma riavvolgiamo il nastro a Castan che abbandona la Samp per andare a Torino. Osti dichiara: “Giampaolo preferisce giocatori che in difesa seguano più il pallone che l’uomo. Castan è più un marcatore“. Il primo gol subìto a Cagliari e questo di oggi arrivano dall’uomo di Skriniar, il quale non a caso si preoccupa di guardare il pallone senza cercare il contatto (anche) fisico con l’uomo, che tranquillamente arriva sul pallone, indisturbato.

E quindi? Sentiamo parlare di sfortuna (specialmente da chi ritiene di possede la “patente del tifoso”), di essere puniti alla prima disattenzione, del “dominare” le gare sul piano del possesso palla: le chiacchere stanno a zero se dopo sette partite abbiamo sette punti. La sfortuna è un concetto inventato dai perdenti per giustificare i propri errori. La poca incisività in avanti se Muriel non fa tutto da solo e gli svarioni difensivi magari all’unica o quasi azione offensiva avversaria dovrebbero far riflettere Giampaolo sulla bontà del suo lavoro. Torniamo a ribaldire, anche qui a costo di sbrodolarci addosso, che già in sede di presentazione le nostre preferenze sarebbero andate su un allenatore più concreto, fautore di un semplice ma solido 4-4-2, più adatto a nostro avviso per le squadre che festeggiano la salvezza e ritengono uno Scudetto il decimo posto. Dopo quattro sconfitte consecutive e sei punti in altrettante gare ci aspettavamo almeno un paio di cambi dal centrocampo in su, un rischiare lo Schick di turno al posto di questo Quagliarella o Praet (o Bruno Fernandes, se non si vuole toccare la linea a tre a centrocampo) per Alvarez. L’aver rischiato seriamente di allungare la striscia di sconfitte ci fa allarmare più del previsto già alla settima giornata. Il calendario, dopo quella che ormai non è diventata una gara scontata ossia la prossima a Pescara, è da far tremare i polsi, tra derby, Juve, Inter, Fiorentina e Sassuolo. Giampaolo si è lamentato della sosta perchè sono troppi i calciatori chiamati dalle rispettive Nazionali. Sarà vero, ma a noi fino a prova contraria non dispiace che ci siano tanti convocati: non vuole forse dire che questi giocatori non sono così scarsi?

6G: Cagliari-Samp 2-1

26-09-16 CAGLIARI-SAMPDORIA CAMPIONATO SERIE A TIM 16-17 DELUSIONE SAMPDORIA GOL 1-0 JOAO PEDRO

Il riassunto della gara, ma forse anche di queste quattro sconfitte consecutive, in un nostro tweet di ieri sera, al fischio finale. Sembra ormai che le squadre avversarie sappiano cosa fare, fin troppo bene: ci lasciano la palla, bloccano le vie interne, i nostri centrocampisti non riescono a verticalizzare e chiaramente il modulo non permette di attaccare con gli esterni. Quando arriva l’errore nella misura del passaggio o l’anticipo del difensore, ecco che invece è l’avversario a verticalizzare rapidamente, prendendo spesso d’infilata lo Skriniar o il Pereira di turno.

Le statistiche del possesso palla danno ancora una volta la Samp come superiore all’avversario, 60% contro 40%, e con più passaggi completati, 350 a 209, e siamo dunque di nuovo qui a parlare di sterilità. Sì perchè il grafico degli attacchi alla trequarti è desolante, con tanti tentativi in profondità centrali annullati dalla difesa cagliaritana senza affanni, o per l’imprecisione dei centrocampisti blucerchiati o per gli errati movimenti delle punte.

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Un autentico muro di sbarramento con le tante imbucate verso l’area bloccate o imprecise (frecce rosse).La heat map del secondo tempo isolano dettaglia ancor meglio il muro al limite dell’area:

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Una volta capito come controllare il gioco Doriano, con Muriel, tra l’altro, che tra giornate con poco estro o dopo troppe partite consecutive (comprese anche quelle con la nazionale dall’altra parte del mondo), e con Quagliarella che si annulla da solo, ecco che diventa semplice invitare i vari Alvarez – tante le palle toccate, ma non incide mai, tre anni di contratto, grazie Montella – o Praet a quella che potremmo definire una innocua imboccata. Con Pereira e Regini già pure troppo impegnati a non far figuracce in difesa (senza riuscirci, vedi il portoghese in occasione del primo gol con Padoin che lo umilia come se ci fossero tre categorie di differenza tra i due) ecco che il gioco non potrà che passare sempre per vie interne.

Non è un caso che una volta passati al 3-4-3, anche senza esterni di ruolo, è arrivato il gol di Bruno Fernandes, dopo una discesa sulla fascia sinistra ed un cross che ha trovato l’ex Udinese (fin troppo) solo in area. Lì portare a casa un punto pareva cosa fatta, ma qui a nostro avviso Giampaolo ha peccato di poca umiltà. Come riferito dal bordocampista di Sky, il mister continuava ad invitare la sua linea difensiva a stare alti appena che il risultato è tornato in parità, e sono bastati due minuti (anche se in pratica è stata la prima azione proposta dai padroni di casa dopo il gol subìto) a farsi infilzare in profondità da Marchionni. Certo, l’errore di Viviano costa il gol, ma arriva DOPO che la linea davanti al nostro portierone regala l’ennesimo svarione, “giustificata” dal suo tecnico. Il Cagliari raccogle così tre punti fondamentali contro una diretta concorrente con il minimo sforzo, senza proporre chissà quale giocata trascendentale. Il baricentro Samp è stato più alto, mentre gli avversari si sono messi lì a lasciarci giochicchiare, compatti:

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Anche i tiri complessivi sono appannaggio del Doria, addirittura 18 a 9, ma che tiri sono stati? Mai pericolosi in verità, soltanto in due occasioni si è impegnato il portiere avversario, anzi una, quando Storari ha disinnescato un tiro da fuori area di Cigarini, mentre nel secondo tempo l’unico tiro nello specchio è quello di Fernandes per il gol del momentaneo 1-1. Il resto sono conclusioni rimpallate o velleitari tiri dalla lunga distanza.

E quindi? Con lo che sport si basa sugli aggiustamenti che in fase di preparazione della partita vengono orchestrati dai tecnici, Giampaolo deve forse capire che servono già delle contromosse per non risultare prevedibili. Inutile rimarcare gli errori in fase di mercato sui troppi centrocampisti acquistati ignorando un reparto, la difesa, vero tallone d’achille già dello scorso anno. Perchè è chiaro che il gioco davanti è sterile, ma dietro al primo uno contro uno l’avversario crea facilmente la superiorità numerica. Ora contro il Palermo è già una sorta di ultima spiaggia, a settembre, perchè cinque sconfitte consecutive sarebbero davvero tante.